Attualità

Diavolo senza pietas

Giovanni Giusto
20 Giugno 2014
6 commenti
Diavolo senza pietas

La sconvolgente e non pensabile notizia di cronaca relativa all’uccisione di moglie e figlie da parte di un uomo nei pressi di Milano, mi ha fatto venire in mente coloro che abbandonano i cani in autostrada in occasione delle ferie o uccidono i gatti appena nati o ancora abbandonano i figli appena partoriti nei cassonetti della immondizia.
Forse che la sofferenza per una notizia così incredibile ed insisto impensabile, mi ha fatto impazzire?

Può essere.
Penso però che esista un nesso tra eventi così apparentemente distanti ed è quello della assoluta mancanza di “pietas” , in altre parole la assenza costante di un rapporto con l’altro che diventa un fardello di cui disfarsi o un oggetto da desiderare in maniera indifferente e solo per soddisfare i propri bisogni.
Anche il delitto di Cogne a mio avviso si configura in siffatta specie.
Il diavolo alberga in alcuni.


6 risposte.

  1. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Italo Calvino, Le citta invisibili (1972)

  2. marta pesce ha detto:

    questi avvenimenti sono assolutamente incredibili : mettono i brividi. ed è vitale darne il giusto risalto , riflettendo in modo sensato su ciò che porta certe persone a queste azioni .
    d’altro canto la frequenza con cui accadono, e il rilievo che gli viene dato dalla cronaca , temo possa rischiare di portarci ad una sorta di assuefazione che ci impedisca di valutarne la reale innegabile gravità.

  3. Debora ha detto:

    Essere sgozzata dall’uomo con il quale hai appena fatto l’amore, che sgozza anche i tuoi bimbi addormentati e inermi. Sì un incubo dei peggiori, un inferno che si materializza all’interno di una tranquilla e ordinata villetta, in una tranquilla e borghese stradina di prima periferia. Ma attenzione gli avvocati hanno già chiesto la perizia psichiatrica, era incapace di intendere e volere? Eh no, sa piuttosto di un lucido piano per eliminare quello che è divenuto un problema, pianificato, pensato, lucido!

  4. obliqua ha detto:

    Ho lasciato a casa la mia pietas. Mi muovo tra gli altri senza più un contatto. Ho perso il contatto.
    Mi capita a volte. Ma è quando l’altro diventa un oggetto che deve solo soddisfare quello di cui ho voglia, si allora, posso essere pericolosa.
    Io non riesco a giudicare di fondo proprio nessuno e non ho mai certezze.
    Ma questa situazione mi è benefica.

  5. Marco borreani ha detto:

    Il diavolo fa le pentole senza coperchio non perche’ sia stupido ma perché Sa bene che lo mette chi legge, il timore dell’incertezza e la della vita’ sono suoi alleati preziosi, e sebbene chi lo fa sia ben diverso da chi lo legge e da chi lo dice, dello scarto, del resto, dell’eccesso bisogna tenerne conto non sfuggirlo ma cercare di avere “mani” piu’ fini della pioggia facendone “impresa” ed il diavolo in qualche modo dovrebbe cedere qualche nascondiglio.

  6. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Stavo rimuginando sull’ultima supervisione effettuata dalla dott.ssa Antonello e dal prof Giusto per discutere di un”caso emergente” molto rilevante.Ad un certo punto i due supervisori chiedono:-Cosa pensate di questo paziente?Quali prospettive vedete per lui?-.Confesso che avrei voluto rispondere:”Niente!Penso assolutamente niente!”.Per pudore mi son guardato bene dall’esprimere questo pensiero anzi questa assoluta povertà di pensiero.L’unica cosa che continuava a balenarmi in testa mentre cercavo nei meandri della memoria di trovare qualcosa di pertinente all’abbisogna,era un fiore rosso,anzi un intero prato di fiori rossi dalla foggia indefinita.Poi ho maturato un ragionamento.Quel fiore rosso che tenevo in mente l’ho associato a”Il garofano rosso”uno degli elementi chiave di un bel romanzo di Elio Vittorini che da anche il titolo al romanzo medesimo.Ma non di questo romanzo volevo parlare,bensì di un altro scritto dello stesso autore”Uomini e no”.La biografia narra che un bel giorno l’autore spedì il romanzo all’editore francese perché lo traducesse nella sua lingua madre.Ebbene pare che Vittorini si arrabbiò non poco quando scoprì che il traduttore francese aveva tradotto il titolo del romanzo”Les hommes et les Autres” vale a dire”Gli uomini e gli altri”,travisando l’idea originaria del romanzo.Vittorini non intendeva distinguere tra chi è”umano”e chi non lo è.Non voleva affermare che il bene e il male si trovano in due specie di individui totalmente distinti,ma intendeva rilevare le tante potenzialità nel bene e nel male che albergano dentro l’essere umano.IL bene e il male sono due caratteristiche presenti nella banalità della nostra quotidianità.Si potrebbe dire che viviamo quotidianamente questa contraddizione che paradossalmente costituisce anche il nostro complemento.Vengo alla supervisione del pz. in esame a suo tempo?Se il supervisore mi facesse oggi la domanda fatidica-Cosa pensi di questo pz?-,probabilmente risponderei:-Inquietante!Lo trovo tragicamente inquietante!-.Non tanto, anzi non soltanto per l’azione atroce commessa,ma per quella assoluta parvenza di”normalità”che questa persona trasmette.Di questo pz non si può dire che è”pazzo”,ma non si può neanche dire che sia”normale”non fosse altro perché se uno massacra un altro essere umano con la stessa facilità con cui farebbe a pezzi una lattuga,qualche problemino di comportamento deve pur avercelo.Rinuncio a formulare ipotesi sulla personalità del paziente o sulla forma della sua patologia.Certo si può dire col senno di poi che soffre di un grave disturbo di personalità.Tuttavia,questa  persona nel corso della sua vita si sarebbe potuto definire un meritevole esponente della nostra società:un ricco borghese,ben inserito nel mondo del lavoro,un valente professionista,marito e padre,insomma quello che a buon diritto si potrebbe qualificare come”normale”,secondo i nostri parametri più stereotipati e senza bisogno di scomodare la buon anima di S.Freud.Poi un bel giorno e per tante motivazioni in preda ad”esasperazione estrema”si rende responsabile di un delitto efferato.La vedi questa persona,ci parli,la ascolti,in fondo non ragiona neanche tanto male,rivela una intelligenza fulgida,alcune sue  opinioni sono”normali”,sono condivisibili,è persino spiritoso a tratti,i suoi punti di vista stimolano il dibattito all’interno dei gruppi terapeutici della struttura,riesce persino simpatico a volte; altre volte lo condanneresti senza appello perchè si rivela arrogante e poco rispettoso del suo prossimo, altre volte è ben disposto ad aiutare gli altri ospiti e si propone come un modello di identificazione.Sorvoliamo  sulle motivazioni non necessariamente nobili che possono spingerlo a certi afflati altruistici. Eppure,non pensi a questa persona come al classico”mostro”che puoi giudicare, controllare, evitare eventualmente dall’alto della tua assoluta bontà e “normalità”.La tentazione di pensare “è uno come tutti gli altri” è facile e fai uno sforzo in seconda battuta per ricordare a te stesso che costui è autore di reato dei più efferati. Allora, è la sua “normalità” che è  inquietante! Ti scopri a pensare: “ma se tanto mi da tanto anch’io persona “normale”,in determinate circostanze potrei rendermi responsabile di azioni molto discutibili?Sarei capace di perdere il controllo al punto tale da commettere azioni efferate?Io dico comunque di no! E forse la furbata consiste proprio nel non arrivare a quel livello di “attivazione fisiologica”che poi ti impedirebbe di tornare indietro.Il solo fatto che uno stia qui a farsi certe domande preserva dal rischio di approdare a quel punto di non ritorno, verosimilmente. Forse certi pazienti,la loro “assoluta normalità” ci servono da monito.Forse stanno lì a ricordarci che a passare dall’altra parte della scrivania ci vuole poco. Certi pazienti normali ti rendono più umile forse e la loro presenza serve a non farti abbassare mai la guardia.Certi pazienti “normali” ti costringno ad un autoesame incessante.

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