Vaso di Pandora

Depressione e pensione: come affrontare il cambiamento di vita


Nell’immaginario di chi lavora e ha ancora vari anni prima della pensione, o magari spera soltanto di raggiungerla viste le difficoltà odierne, questa rappresenta un sogno idilliaco, un traguardo agognato e spesso idealizzato. Si desidera maggior tempo libero, si vuole trovare riposo e relax, si brama l’assenza di responsabilità e si immagina una sensazione di rinascita. Non tutti riescono però a godersi il congedo dal lavoro come previsto. Questo avviene perché non si può più continuare a fare quello a cui ci si è dedicati per una vita. Le nostre occupazioni ci davano un ruolo e facevano ormai parte della nostra identità. Pensiamo a chi pone la propria attività lavorativa al centro della sua quotidianità. La routine giornaliera di molti non cambia soltanto nelle cose concrete, bensì anche a livello più astratto e psicologico. Per questi, il rapporto tra depressione e pensione è una triste scoperta di questa stagione.

La depressione reattiva

Nei casi di maggiore sofferenza parliamo di depressione reattiva. Si tratta di una reazione strettamente legata al sopraggiungere di un avvenimento esterno impattante, come un lutto, una separazione, l’insorgere di una malattia o, nel caso che stiamo descrivendo, anche il pensionamento. In risposta al cambiamento si cade in uno stato di profonda tristezza e apatia. Si perde interesse sia per noi stessi sia verso quello che ci circonda. In tal modo, si perde fiducia nelle proprie possibilità, giungendo a una generale diminuzione degli stimoli che spingono ad affrontare ogni giornata. Si rileva spesso una svalutazione di sé stessi, una mancanza di autostima, un’improvvisa ansia, una stanchezza permanente e un senso di inutilità rispetto a qualsiasi azione o evento.

Si tende poi a mostrare un atteggiamento di freddezza e distacco verso le persone care, quelle più intime nella rete relazionale, e ad avere una certa facilità a infastidirsi. Generalmente, si vive ogni giorno con un umore tendenzialmente cattivo. A questo, poi, si può anche aggiungere il progressivo peggioramento del sonno. Ciò, ovviamente, indebolisce ulteriormente il corpo, rendendolo fiacco e pesante. Ogni azione, anche la più semplice, pensiamo alla cura del corpo o al risveglio mattutino, diventa quasi impossibile. Una persona depressa, con il senso di colpa che prova, può arrivare ad alimentare questo suo stato. Comportandosi in questa maniera, si ridurrà ulteriormente la propria autostima e si arriverà addirittura, in alcuni casi estremi, a pensare che la migliore soluzione sia quella di smettere di vivere. Magari privandosi da soli della gioia della vita.

Depressione e pensione, come prevenire l’angoscia

Depressione e pensione: una signora sola guarda l'orizzonte
Per molti anziani, il rapporto tra depressione e pensione è realtà concreta

Lo stato d’animo ora descritto non è certo ineluttabile. Lo si può mitigare. Iniziamo con il rendere le aspettative sul pensionamento più realistiche e concrete, senza limitarci soltanto a pensare che sarà un bel periodo. Consideriamo che occorrerà impegno da parte nostra per renderlo tale.

Iniziamo per tempo a pianificare, progettare e predisporre concretamente quello che vorremmo fare quando finalmente ne avremo tempo e possibilità. Sarebbe bene che le attività scelte siano quelle che desideriamo fare da tempo. Non lesiniamo a includere passatempi che possiamo condividere con altri, come corsi artistici, sportivi, letterari e così via. Alla stessa maniera, prevediamo di incontrare amici o conoscenti, dipingere, suonare uno strumento, fare volontariato o anche soltanto dare una mano a qualcuno. Se ci appassiona fare giardinaggio, non dimentichiamolo. Passeggiare nella natura, scattare fotografie, progettare e partecipare a gite o viaggi sono tipici hobby cui ci si potrà finalmente dedicare.

La cosa importante è pianificare quando dedicarsi a queste attività. È il caso di svolgerle anche se non se ne ha molta voglia. Ricordiamo infatti sempre che meno si fa, meno si farà. La determinazione è molto importante nella vita, specie durante la sua parentesi finale, nella quale le forze (fisiche e di volontà) vengono meno.

Affrontare il cambiamento di vita e liberarsi della dicotomia depressione e pensione

Se tristezza e vuoto la fanno da padroni e ci si accorge di non avere voglia e/o forza nemmeno per iniziare una delle attività desiderate, allora è meglio chiedere aiuto a uno specialista. Il rischio di cadere nell’apatia e lasciarsi consumare dalla depressione si fa infatti davvero molto alto in questi casi. L’eventualità non è rara come ci si aspetterebbe. Nel caso specifico della depressione reattiva, gli studi più recenti consigliano un trattamento psicologico che aiuti la persona a sviluppare una reazione più adattiva e funzionale al cambiamento doloroso. In particolare, la letteratura scientifica e le linee guida internazionali (su tutte, quelle della celebre e attendibile American Psychiatric Association) affermano che l’approccio cognitivo-comportamentale sia molto più efficace di un trattamento farmacologico.

Depressione e pensione possono essere strettamente legate per molte persone che vivono un repentino cambiamento di vita e si trovano in una condizione molto diversa da quella nella quale hanno sempre vissuto. A chi va in pensione può capitare, dal momento che si trova improvvisamente ad avere a disposizione molto tempo libero, proprio come magari ha sempre desiderato. Quando quel che prima era un sogno diventa una realtà, però, possiamo renderci conto di come vi sia una sensibile differenza tra qualcosa che idealizziamo e la nuda verità delle cose. Facciamo attenzione a non farci cogliere impreparati.

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