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Le risposte al Covid

4 Aprile 2020
2 commenti
Le risposte al Covid

Bion diceva che il pensiero si sviluppa in un contesto depressivo.

Proprio di questo si tratta: c’è la perdita di una sicurezza che non è affatto garantita come pensavamo; c’è l’angoscia, legata al vissuto persecutorio di una morte che aleggia dovunque e contro cui nessuna difesa è mai abbastanza sicura, vissuto che sollecita risposte inevitabilmente ossessive; c’è l’amputazione di parti significative della nostra quotidianità, la deprivazione, l’impedimento all’ incontro e contatto interpersonale anche in dimensioni  intime e affettive;  c’è la colpa se sentiamo di non aver fatto abbastanza per tutelare gli altri.

Ma tutto ciò può essere anche occasione di  maturazione. Questa pesante esperienza mette in scacco le nostre fantasie di onnipotenza, poiché contro il virus non abbiamo pillole magiche. Le armi fondamentali sono invece: la pazienza, il saper attendere  ( anche se questa dote era già necessaria almeno a noi che intendiamo curare la sofferenza mentale); il rispetto, parola il cui senso metaforico si sovrappone a quello reale, “distanza di rispetto”; il prevalere (ma non sempre) di collaborazione e solidarietà su quella abituale competizione che a volte “ci fa tanto feroci”. E poi  la tolleranza della solitudine, che  può essere occasione di riflessione e creatività.  Ce ne ha parlato, più di due secoli fa, un bel libro: quel “Viaggio intorno alla mia camera” di Xavier De Maistre che di recente qualcuno ci ha opportunamente ricordato: l’autore, condannato a una sorta di detenzione domiciliare, vi trovava occasione per riscoprire oggetti di esperienza quotidiana per nulla insignificanti.

E’ una sfida, che può far emergere il meglio o il peggio di noi tutti.



2 risposte.

  1. Gg ha detto:

    Certo Lino
    Io penso che l’intelligenza collettiva sia bassa e non ritengo che trarremo benefici dal ripiegamento depressivo che subiamo perché chi esprime le istituzioni è insufficiente ,impreparato,ignorante,ma rappresenta la maggioranza ed è inevitabile che governi.
    Se osservi la litania delle 18 e ascolti i rappresentanti dell’ISS ti rendi conto i come il virus vada a 1000 e loro a 100 con barocche esibizioni di cose scontate.
    Il mondo accademico è vecchio e incapace di promuovere intelligenze giovani,veloci e sintetiche.

  2. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Gira di questi tempi come un virus un certo mal interpretato senso della “medicina omeopatica”, verosimilmente. Si vuol combattere la malattia con la malattia stessa, ma sempre quella di qualcun altro, si capisce.
    Oppure amenità tipo: – Perché non lasciamo inondare gli Stati Uniti dal coronavirus? -. Ovvero – contagiare il 60% dei britannici per sviluppare l’immunità -. Pronunciate rispettivamente dal presidente USA Trump o da Sir Patrick Vallance, una delle due massime autorità mediche del governo capeggiato dal Boris Johnson che affranto e sereno ripete ai microfoni “Moriranno molti cari”. Dietro certo linguaggio si nasconde com’è noto il proposito di prendere seriamente in considerazione la teoria dell’immunità di gregge acquisita questa volta non per via di vaccinazioni di massa, ma attraverso il contagio del coronavirus. Si calcola che questo giochetto epidemiologico costerebbe almeno 400mila morti, nel migliore dei casi, su una popolazione di 67 milioni di persone come quella dei britannici. Si abbatte sulle nostre coscienze incredule una pioggia di parole ignobili oltre che inutili che poco hanno a che fare con l’epidemiologia, ma molto fanno apparire per quello che sono realmente coloro che le hanno pronunciate. Ma non sono tanto importanti le persone che le hanno impunemente proferite queste frasi che si trincerano dietro insulse quanto mai provate giustificazioni medico-scientifiche quanto la filosofia che si cela dietro certe affermazioni che è sintomatica e molto diffusa tra molti strati di popolazione mondiale (tuttavia, ricordatevi di loro cari amici americani e inglesi la prossima volta che andrete a votare)
    Il punto è che – bisogna che molti siano immolati e che morendo permettano ad altri di sviluppare immunità -. Vedete a quali conseguenze esiziali porta l’identificazione delle persone con la loro malattia. Ne sappiamo qualcosa tutti gli “psi” di turno che devono combattere ogni giorno con lo stigma del “disturbo” mentale e per non ridurre l’individuo alle sue “alterazioni” mentali/psichiche. Quindi, non persone con le loro storie e sentimenti, e aspettative, ma nient’altro che “malattie” e come tali le persone vanno eliminate. E allora, come vi sentite ad essere giudicati come tanti agnellini al pascolo sacrificati a pasquetta per soddisfare certe smanie alimentari oltre che fintamente religiose? Non è esattamente questo che intendevamo con la dizione – sacrificarsi per il bene comune -. Nevvero? Per qualche governante siamo carne da macello e una cura medievale hanno in serbo per noi. Più che lottare contro il virus in sè, farei meglio a combattere il “darwinista sociale” che è in me, eventualmente. E tutto dovremmo fare perché anche una sola vita in più si salvi da questo “smisurato putiferio”. Meglio, no?

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