Attualità

Così vicini, così lontani: cyberbullismo e social network

Paola Buonsanti
10 Maggio 2014
1 commento
Così vicini, così lontani: cyberbullismo e social network

Come proteggere i propri figli dal mondo virtuale?

Così vicini, così lontani… sempre connessi, sempre al corrente di ciò che fa l’altro, sempre pronti a scattare foto o registrare conversazioni o azioni e condividere il tutto attraverso social network, sms e chat, Whatsapp, Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, Ask.

Ma quando ci si incontra cosa succede? Forse non ci si incontra veramente. Forse anche l’”incontro” è condizionato, mediato dallo strumento digitale. Ci si trova intorno allo smartphone o tablet per commentare e condividere, pensieri, racconti, immagini in rete.

La International Telecommunication Union (ITU), l’organizzazione ONU delle TLC, che in molti auspicano possa diventare l’arbitro che guiderà lo sviluppo della Rete, ha presentato il rapporto “Digital Life”, che descrive come si stia trasformando l’esistenza dei cittadini cybernauti, “catturati” in una rete destinata a divenire sempre più ubiqua, pervasiva e invasiva, con sempre più frequenti incursioni nella sfera privata. Il rapporto però non parla del “lato oscuro” della Rete: la questione dell’Internet Governance, della censura, del file-sharing, della cyber-criminalità, del cyberbullismo, delle psico-patologie derivate come l’Internet Addiction Disorder, le forme di net-dipendenza, l’informazione spazzatura, che sono aspetti invasivi e pervasivi che coinvolgono in maniera deleteria proprio i minori.

Il cyberbullismo, è un termine coniato dall’educatore canadese Bill Belsey,  che si occupa dei comportamenti di bullismo tra i giovani, indica tutte quelle forme di vessazione e persecuzione attuate tramite il web.

L’esempio tipico sono i filmati ripresi con i telefonini, che riproducono prese in giro pesanti, a volte veri e propri maltrattamenti o umiliazioni, che poi vengono diffusi in rete. Oppure le minacce del bullo verso la sua vittima attuate mediante messaggi in rete anche tramite pesanti ingiurie o denigrazioni o diffusione di informazioni private, effettuate su un social network frequentato da chi conosce la persona che ne è vittima. Insomma, la casistica è ampia e molto più insidiosa di quello che possa pensare chi non frequenta la rete.
Gli adolescenti, i ragazzi, in rete ci sono e quindi spesso possono diventare vittime o carnefici con estrema facilità.

Un atto di bullismo perpetrato sul web può essere molto più infido ed efficace nel suo scopo persecutorio, perchè entrambi i soggetti, vittima e vessatore, vedono ampliati i loro confinid’azione.
Dalla parte della vittima, si ha un’evidente amplificazione del gesto che si è subito: per esempio, se un ragazzo è stato percosso o insultato, vedere il filmato sul web di questo episodio, sapere che chiunque può accedervi, riproduce l’umiliazione subita e la fa rivivere con una intensità pari, o addirittura maggiore, dell’evento in sé. Oppure, essere minacciato da un bullo con e-mail o con sms, crea più facilmente la sensazione di persecuzione, di assillo e quindi aumenta la paura. In un certo senso, il gesto vessatorio o violento, ti segue un po’ tutto il giorno, ogni volta che ti colleghi a internet o guardi il cellulare.
Quindi l’atto di cyberbullismo può essere più grave e provocare conseguenze ben più ampie di quello “dal vivo”, proprio perchè ha potenzialmente più risonanza, ripetitività e insistenza.

Il cyberbullo può essere più pericoloso perchè spesso non riesce a comprendere la concretezza dei suoi atti: sul web, a volte si dicono e si fanno cose che non si farebbero mai nella vita reale. Si può avere una sensazione, fallace, di onnipotenza e di assoluto anonimato. Colui che perseguita un’altra persona con il filtro di uno schermo, spesso perde la cognizione dei suoi atti, li minimizza, non riesce a gestirli perché non ne comprende la reale portata. Questo accade perchè in una situazione, di solito transitoria, viene meno la capacità di giudizio. Il cyberbullo può sentirsi protetto dal web e spingersi a superare limiti che, di persona, non varcherebbe per paura di mettersi nei guai.
Nel cyberbullismo, la vittima a volte si trasforma in vessatore proprio per la perdita di remore che offre il filtro del web. (L. Pisano e M.E. Saturno, 2008)

Nancy Willard propone delle categorie di cyberbullismo:

  • Flaming: messaggi online violenti e volgari (“flame“) mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
  • Molestie (harassment): spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.
  • Denigrazione: sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione, via e-mail, sms, gruppi su social network ecc.
  • Sostituzione di persona (“impersonation”): farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
  • Rivelazioni (exposure): pubblicare informazioni private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
  • Inganno: (trickery); ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
  • Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per provocare in essa un sentimento di emarginazione.
  • Cyber-persecuzione (“cyberstalking“): molestie e denigrazioni ripetute e minacciose mirate a incutere paura.

Tale fenomeno pare stia dilagando attraverso un social network utilizzato soprattutto dai minori. “Ask for me” fondato nel 2010 da Mark and Ilja Terebin: è una community particolare assimilabile ai vari social con la caratteristica di mantenere l’anonimato.

Ask.fm nasce in Lettonia e letteralmente significa “chiedi per me”, è disponibile in una dozzina di lingue, presente in 150 paesi  e conta già sessanta milioni di utenti, l’Italia è il paese che ne conta di più. Il sito registra 7,7milioni di visitatori al giorno.

Ask.fm è tra i siti più utilizzati dai teenager perché è uno spazio dove non occorre registrarsi per porre delle domande, invece lo è per ottenere risposte.

Il sito è vietato ai minori di 13 anni ma con le tecnologie avanzate le app sui cellulari, molti ragazzi accedono al social network in completa autonomia e sfuggendo al controllo dei genitori e in totale libertà e come fosse niente, ricevere inviti al suicidio. E’ successo a Padova, dove una ragazza di 14 anni si è lanciata dal tetto di un albergo dismesso. E’ accaduto ultimamente in Usa e in Gran Bretagna. E’ accaduto a quindici ragazzi nel mondo negli ultimi mesi.

I minori usano sempre di più le nuove tecnologie e sono esposti più che mai alle insidie che si nascondono nella Rete, ormai quasi alla portata di tutti, bambini e adolescenti.

La tecnologia digitale quindi può modificare il modo in cui nascono o si mantengono le relazioni sociali, ma può anche sconvolgere le priorità e gli schemi mentali, compromettendo l’esame di realtà e la capacità di distinguere tra reale e immaginario. Se da un lato è essenziale imparare a utilizzare le nuove tecnologie, queste però tendono a prendere il posto di altre conoscenze oltre all’emergere di forme di dipendenza da internet: per esempio controllare l’e-mail ogni cinque minuti e aggiornare compulsivamente il proprio blog con nuovi post.

Secondo il prof. Aboujaoude della Stanford University (2006) questi sono segnali di allarme che indicano un vero problema, infatti  il refresh continuo delle e-mail, l’assuefazione alle chat e ai giochi online mascherano sovente un disturbo comportamentale più vasto, che affligge l’individuo nella sua vita quotidiana. La dipendenza da internet, spesso, è una manifestazione o una conseguenza di depressione o di difficoltà nelle relazioni strette e connotate affettivamente; queste sono problematiche che inducono l’individuo a nascondersi e preferire  la fredda luce del monitor alle relazioni sociali. Questo isolamento non può che complicare la situazione: “ l’innaturale vita virtuale in cui si scivola è spesso difficile da scindere dalla vita reale”.  (Aboujaoude, 2006)

Questi sono alcuni segni significativi dell’entità del cambiamento, tuttora in corso, che i nuovi media hanno introdotto nell’intera società. Lo sviluppo dell’informatica sta trasformando in profondità il nostro modo di vivere e di comunicare. Internet e le nuove tecnologie digitali hanno già modificato la vita quotidiana di molte persone, condizionandone irreversibilmente le abitudini e gli stili di vita. (Cinzia Lias di Netsemiology).

Cosa possono fare i genitori per proteggere i figli?
Prima di tutto, informarsi sui social network, cyberbullismo per spiegare loro che, qualsiasi forma di aggressione, anche velata, ricevano via web, devono riferirla. Per primi i genitori devono essere in grado di non sottovalutare l’impatto dell’aggressività e della vessazione on-line. Insomma, devono sapere di cosa si sta parlando.
Inoltre il cyberbullo commette un gesto che può, facilmente, essere qualificato come reato.
Dobbiamo sicuramente difendere la vittima, ma anche l’aggressore deve essere difeso dalla sua superficialità, dalla scarsa comprensione della concretezza dei suoi gesti, dall’aggressività che mostra sentendosi forte dietro la protezione del web.
La vittima può patire danni psicologici gravi e duraturi. Il bullo può pagare conseguenze assolutamente al di fuori delle sue previsioni. Quando sono entrambi ragazzini, vanno protetti comunque, anche da se stessi.

E’ necessario spiegare ai ragazzini che una minaccia è una minaccia anche in rete e se si minaccia una persona, si è sempre punibili ai sensi dell’art. 620 del codice penale, anche se minorenni (maggiori di 14 anni). La portata delle proprie azioni in rete non cambia poi molto: un’ingiuria è un’ingiuria, a prescindere dal mezzo usato per rivolgerla. Bisogna, pertanto, riportare i ragazzi alla realtà, ristabilire i confini di lecito e illecito, di grave e lieve, di giusto e sbagliato. (Codice Penale, D.Lgs 196 del 2003).
E questo non è più un problema di rete o non rete, è un problema di esempio, di informazione e di attenzione.

Il dr. Luca Mazzucchelli, psicologo curatore di un videocorso sull’uso consapevole di internet, evidenzia che il vero intervento è da fare su educatori, insegnanti e genitori con l’obiettivo di rimettere in comunicazione adulti e ragazzi sull’utilizzo delle nuove tecnologie, per far sì che questi strumenti non siano complici di un aumento del divario generazionale, ma pretesto per parlare e crescere insieme.

(Red/Col/Adnkronos,  05-MAG-14 )

I giovani vanno messi in condizione di gestire in modo consapevole e corretto i nuovi strumenti digitali: è necessaria l’educazione digitale che implica la capacità di sviluppare maggiore senso critico rispetto all’uso di questi strumenti.

Dr.ssa Paola Buonsanti

(l’articolo fa riferimento ad una notizia su Repubblica: Minori: 9 teenager italiani suicidi per cyberbulli, corso ai genitori, video lezioni online per insegnare a famiglie come proteggere i figli. RS Agenzia Giornalistica
Milano, 5 mag. Adnkronos Salute)

 



Una risposta.

  1. Debora ha detto:

    Bello questo articolo e molto attuale.
    Tra le mamme fuori dalla scuola ho intercettato le preoccupazioni sull’uso di Facebook dei propri figli frequentatori della scuola primaria. Taluni sostenevano l’importanza di dare il buon esempio, altri affermavano la necessità di porre delle limitazioni sulla linea internet… Insomma, mi sono sentita a disagio e me ne sono andata! A mente fredda però ho pensato che la censura non è mai una cosa proficua: la storia ce lo ha insegnato! Quindi, come diceva giustamente Paola, il lavoro dei genitori e degli insegnanti sarà proprio quello di fornire un codice etico, ovvero, un pratico e morale libretto di istruzioni! Ormai la tecnologia fa parte integrante della nostra quotidianità, considerarla una nemica è alquanto alienante e potrebbe essere causa di esclusione. Pertanto quando vedrò nuovamente mia figlia di cinque anni chiamare il cuginetto a Gorizia utilizzando una video chiamata sorriderò come ho fatto allora! Debora

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