Vaso di Pandora

Considerazioni a margine del decreto “cosiddetto” sui Rave party

Come molti italiani sono rimasto colpito dal senso di questo decreto, dalla rapidità con cui è stato scritto e dalla sua individuazione quale tema urgente da affrontare prima di ogni altro.

Sono già state fatte molte ipotesi nei numerosi dibattiti televisivi e sui giornali in relazione a questa scelta che, a prescindere da ogni interpretazione rappresenta comunque “l’incipit” della nuova azione governativa e come tanti altri incipit può forse già contenere molto di quello che potremo vedere e ascoltare.

Certamente noi professionisti della psicoterapia siamo stati influenzati sin da giovani a considerare nella nostra operatività quello che Giampaolo Lai ,nel suo bel libro, definiva “Le parole del primo colloquio” quale incipit in grado di anticipare aspetti di un processo relazionale terapeutico ancora da iniziare . Senza voler paragonare i significati generati da due contesti così diversi , dio me ne scampi e liberi, non si può omettere di considerare che uno degli argomenti utilizzati dai difensori di questo decreto, con cui hanno avuto la pretesa giustificarlo, è anche la sua funzione quale tipo di intervento terapeutico preventivo .

Infatti è stato detto che uno dei fini è quello di intervenire contro la droga per proteggere dei giovani che a causa del rave potrebbero consumare sostanze e , quindi , andare incontro a gravi problemi di salute. Stabilito che, verosimilmente, sono ben altre le ragioni politiche del decreto, credo che ad ognuno di noi ,nel suo campo specifico di esperienza , competa intervenire anche sugli aspetti collaterali, ma non secondari ,della narrazione che ci viene proposta. In particolare, quando si parla di interventi “sulle droghe” chiunque abbia lavorato in questo campo sa quanto poco effetto deterrente sul consumo venga determinato dalla paura delle conseguenze penali e sanitarie e quanto importante invece sia la presenza sul campo di operatori esperti , disponibili e non connotabili come “esercito della salvezza”, pronti a intervenire in caso di necessità ,ma soprattutto in grado di accogliere richieste ,domande senza pregiudizi.

Mi risulta , da un’intervista ascoltata in radio , che presenze di questo tipo fossero anche al rave che ha dato adito agli interventi successivi.

Senza incontro non ci può essere prevenzione , tocca ai servizi e a chi dovrebbe fornire risorse ai servizi individuare potenziali occasioni di incontro

In questa linea, anche se non si trattava propriamente di rave, mi piace ricordare gli interventi che un po’ di anni fa gli operatori del Dipartimento Dipendenze dell’ASL3 effettuavano al Goa Boa , trasformando un contesto musicale partecipato anche da nostri potenziali utenti in un’occasione di contatto fruibile aldi fuori di contesti strutturati e spesso difficilmente raggiungibili dalla popolazione a rischio.

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