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Cinque false credenze sulla psicologia di cui diffidare

Quando si attraversano situazioni di difficoltà o si percepisce forte malessere, è perfettamente naturale avvertire la necessità di richiedere un aiuto specialistico. Talvolta, però, si è restii a farlo, a causa di pregiudizi e falsi miti. Nel settore della salute mentale, questa situazione è, purtroppo, all’ordine del giorno. Per via di false credenze sulla psicologia e sugli psicologi, si può arrivare a desistere dalla frequentazione di un professionista. Questa è una pessima decisione, dal momento che si rinuncia a prendersi cura di sè stessi e del proprio benessere a causa di illazioni false e poco fedeli alla realtà delle cose. Svariate di queste false credenze sono nate nel passato. Al tempo, il contesto socio-culturale era profondamente diverso. Molto è cambiato, ma questi pensieri scollegati dalla realtà risultano ancora in uso.

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L’origine delle false credenze sulla psicologia

Buona parte delle false credenze sulla psicologia sono soltanto pregiudizi, spesso dettati da una conoscenza poco approfondita sui disturbi della psiche. Storicamente, il benessere mentale è sempre stato trascurato e considerato meno importante di quello fisico. Fino a poco tempo fa, di fatto fino a prima del grande lockdown del 2020 che ha rallentato il mondo intero, dando finalmente modo a molti di riflettere sulla delicatezza della questione, non si parlava neanche di salute mentale, all’infuori dei canali preposti. Oggi la situazione è cambiata, grazie a un rinnovato interesse e a iniziative governative come il bonus psicologo, che hanno messo in luce la questione mentale come mai era avvenuto prima.

Ciò non toglie che qualche pregiudizio sia ancora presente. Eliminare completamente le false credenze è molto difficile e si tratta di un processo che potrebbe richiedere anni, se non decenni. Le prossime generazioni saranno probabilmente più sensibili a questo argomento rispetto a quelle attuali, ma nulla ci garantisce che, a un certo punto, i pregiudizi su psicologia e salute mentale spariranno. Potrebbero infatti restare al loro posto molto a lungo. Fatte le dovute premesse, vediamo quali sono le cinque principali false credenze sulla psicologia, delle quali faremmo bene a diffidare.

False credenze sulla psicologia: una coppia presso una terapista
Persistono ancora oggi svariate false credenze sulla psicologia, ne abbiamo elencate alcune

Dallo psicologo ci vanno i matti

Mettiamo subito in evidenza una delle più antiche fra le false credenze sulla psicologia. Nel passato era piuttosto usuale definire come matti tutti coloro i quali presentavano un qualche disturbo di tipo psicotico. Indipendentemente dalla sua condizione, chiunque manifestasse un quadro sintomatologico caratterizzato da allucinazioni e deliri, era pazzo. Per tale motivo, lo psicologo era il dottore dei folli, dal momento che visitava chiunque presentasse una condizione di questo tipo.

Il termine matti, oltre a essere inutilmente offensivo, è tutt’altro che appropriato. Soltanto una parte delle persone che si rivolgono a uno psicologo soffre di disturbi gravi. Spesso, definire i pazienti mentali come dei pazzi è lontanissimo dalla realtà delle cose. Questo specialista è utile a coloro i quali presentano disturbi complessi, ma lo è anche a chi stia vivendo un momento di difficoltà, oppure un problema specifico e risolvibile, e si sente bloccato, intrappolato magari senza via d’uscita. Alla stessa maniera, uno psicologo supporta chi sta affrontando cambiamenti difficili o desidera intraprendere un percorso di crescita personale investendo sul proprio benessere. Nessuno di questi pazienti è un folle.

La terapia è troppo lunga

Anche questa credenza è falsa. Generalizzare in questo modo è infatti sbagliato. Ogni percorso è a sé. Ogni individuo è diverso, ha le sue specificità, i suoi bisogni, le sue risorse, i suoi obiettivi e, quindi, i suoi tempi. Non è possibile definire aprioristicamente quanto durerà il percorso. Entrano in gioco molte variabili. Per qualcuno potrà essere più lungo, per altri potrà durare decisamente meno, principalmente se dovesse trattarsi di un iter legato a un problema isolato e specifico.

I miei problemi posso risolvermeli da solo

L’affermazione nel titolo di questo paragrafo spesso si rivela vera. Ognuno di noi dispone di risorse personali che può mettere in campo quando deve districarsi da un momento di particolare difficoltà. Non di rado, basta avere la forza di effettuare dei piccoli cambiamenti per riuscire ad affrontare al meglio i problemi che la vita ci pone innanzi. Non è però sempre questo il caso. Altre volte non si può fare a meno di richiedere un aiuto esterno e competente. Vederci chiaro e da prospettive diverse non è semplicemente possibile per qualcuno. A volte i tentativi di risoluzione autonoma si rivelano inefficaci. Rivolgersi a un professionista non significa essere deboli, anche questa è una falsa credenza sulla psicologia. La decisione dimostra semmai il fatto che si possiede una capacità molto preziosa, quella di saper chiedere aiuto.

False credenze sulla psicologia: parlare non serve a nulla

Le ultime due false credenze sulla psicologia le abbiamo accorpate, dal momento che si somigliano molto. La quarta dice che, in fin dei conti, ha poco senso rivolgersi a uno psicoterapeuta e intraprendere conversazioni con lui. Si instaurerebbe infatti una relazione amicale e, per quanto sarebbe bello, fare due chiacchiere con un amico non guarisce. L’errore di fondo, qui, sta nel pensare che consultare un professionista sia come interfacciarsi con un amico o un conoscente. In questo caso, infatti, lo specialista ci mostrerà, naturalmente, tutta la sua empatia, ma manterrà un approccio esterno e distaccato. Le relazione con il terapeuta è completamente differente rispetto a quella con un confidente stretto.

Altro pregiudizio barcollante è quello secondo il quale non serve a nulla visitare uno specialista, perché non si può stare meglio solo parlando.

Il dialogo con uno psicoterapeuta è fondamentale per risalire all’origine della condizione vissuta dal paziente, principale esperto di sé stesso. La parola è lo strumento, a disposizione di tutti, con cui costruiamo la realtà e ne creiamo una visione personale. Attraverso la parola possiamo comprendere i nostri meccanismi e modellare una visione della realtà più funzionale al nostro benessere. Non parlare di un problema non può che accentuarlo e mantenerlo prospero. Esternarlo, invece, serve eccome: di fatto, si tratta del primo passo verso la sua risoluzione.

Leggi anche: “L’importanza della prevenzione nella salute mentale

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