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Bisogni educativi speciali (BES): cosa sono, benefici ed esempi

Nel contesto scolastico ed educativo il termine Bisogni Educativi Speciali viene utilizzato per indicare situazioni in cui un bambino o un ragazzo necessita di attenzioni, strategie o strumenti differenti rispetto alla didattica tradizionale. Parlare di BES non significa parlare automaticamente di disabilità o diagnosi cliniche, ma riconoscere che l’apprendimento non segue un unico percorso standard. Dal punto di vista psicologico ed educativo, il concetto di BES nasce proprio dall’esigenza di leggere la complessità degli studenti, andando oltre le etichette rigide.

Cosa si intende per Bisogni Educativi Speciali

I Bisogni Educativi Speciali indicano una condizione in cui l’alunno, per un periodo più o meno lungo, incontra difficoltà nell’apprendimento, nella relazione o nella regolazione emotiva tali da richiedere un intervento educativo personalizzato. La caratteristica principale dei BES è la loro eterogeneità: non esiste un unico profilo, ma una pluralità di situazioni diverse.

Dal punto di vista psicologico, il focus non è sul “deficit”, ma sul funzionamento globale della persona nel contesto scolastico. Il bisogno educativo emerge dall’interazione tra caratteristiche individuali e ambiente, non solo da una difficoltà interna allo studente.

Le principali aree dei BES

In ambito scolastico i BES vengono generalmente ricondotti a tre grandi aree, che aiutano a orientare gli interventi educativi senza trasformarsi in categorie rigide.

  • difficoltà evolutive specifiche, come disturbi dell’apprendimento o dell’attenzione
  • difficoltà emotive, relazionali o comportamentali
  • svantaggio socio-culturale o linguistico

Queste aree possono sovrapporsi e cambiare nel tempo. Dal punto di vista psicologico, è importante ricordare che un BES non definisce l’identità dello studente, ma descrive un bisogno in un determinato momento del percorso.

Esempi concreti di Bisogni Educativi Speciali

I BES possono manifestarsi in forme molto diverse. Alcuni studenti mostrano difficoltà nella lettura o nella scrittura, altri faticano a mantenere l’attenzione o a gestire le emozioni in classe. In altri casi, il bisogno nasce da un contesto di vita complesso che interferisce con l’apprendimento.

Un esempio può essere un alunno con buone capacità cognitive ma con forte ansia da prestazione, che blocca l’accesso alle competenze. Oppure uno studente che, a causa di un recente cambiamento familiare o culturale, mostra un calo improvviso del rendimento. Dal punto di vista psicologico, ciò che accomuna queste situazioni è la necessità di un adattamento educativo, non di una standardizzazione.

Perché riconoscere i BES è importante

Riconoscere i Bisogni Educativi Speciali non serve a “giustificare” le difficoltà, ma a prevenirne la cronicizzazione. Quando il bisogno non viene visto, lo studente rischia di vivere l’insuccesso come colpa personale, sviluppando un’immagine di sé negativa.

Dal punto di vista psicologico, il riconoscimento dei BES permette di interrompere il circolo vizioso tra difficoltà, frustrazione e demotivazione. Lo studente non si sente più “sbagliato”, ma compreso all’interno di un sistema che prova ad adattarsi.

I benefici di un approccio educativo personalizzato

Un intervento educativo che tenga conto dei BES produce benefici che vanno oltre il rendimento scolastico. La personalizzazione non abbassa le aspettative, ma modifica le modalità per raggiungerle.

  • aumento del senso di autoefficacia e fiducia in sé
  • riduzione dell’ansia e del disagio emotivo
  • miglioramento della relazione con insegnanti e compagni
  • maggiore motivazione all’apprendimento

Dal punto di vista psicologico, questi benefici contribuiscono allo sviluppo di un’identità più solida e di un rapporto meno conflittuale con la scuola.

BES e inclusione scolastica

I Bisogni Educativi Speciali sono strettamente legati al concetto di inclusione. Un ambiente inclusivo non è quello che tratta tutti allo stesso modo, ma quello che riconosce le differenze e le accoglie. L’inclusione non riguarda solo chi ha un BES, ma l’intero gruppo classe, che impara a confrontarsi con la diversità.

Dal punto di vista psicologico, l’inclusione favorisce lo sviluppo di competenze emotive e relazionali fondamentali, come l’empatia, la cooperazione e il rispetto dei tempi altrui.

Il ruolo della scuola e della famiglia

La gestione dei BES richiede una collaborazione costante tra scuola e famiglia. La condivisione delle informazioni e degli obiettivi educativi permette di costruire un percorso coerente e meno frammentato. Quando i messaggi sono contraddittori, lo studente rischia di sentirsi confuso o sotto pressione.

Dal punto di vista psicologico, sentirsi sostenuti da una rete di adulti riduce il carico emotivo del bambino o del ragazzo, che non deve “difendersi” dalla scuola, ma può viverla come un luogo sufficientemente sicuro.

BES come processo, non come etichetta

Un aspetto fondamentale è ricordare che i Bisogni Educativi Speciali non sono sempre permanenti. Possono emergere in una fase della vita e attenuarsi in un’altra. Trattarli come etichette fisse rischia di cristallizzare il problema anziché favorire l’evoluzione.

Dal punto di vista psicologico, l’approccio più efficace è quello dinamico: osservare, adattare, rivedere. Il bisogno educativo va letto come un segnale, non come una definizione definitiva.

Un cambio di prospettiva

Parlare di BES significa, in fondo, cambiare prospettiva sull’apprendimento. Non chiedere allo studente di adattarsi a un modello unico, ma interrogarsi su come il modello possa essere flessibile. È un passaggio culturale prima ancora che didattico.

Riconoscere i Bisogni Educativi Speciali non vuol dire abbassare l’asticella, ma costruire le condizioni perché ciascuno possa raggiungerla. Dal punto di vista psicologico, è proprio questo riconoscimento che trasforma la scuola da luogo di selezione a spazio di crescita reale.

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