Curiosità

Arteterapia, quei disegni fantstici di bambini difficili

Redazione
21 Aprile 2017
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Arteterapia, quei disegni fantstici di bambini difficili

Commento all’articolo apparso su La Repubblica il 10 aprile 2017
di Alice Penco
L’Atelier dell’Errore: è lo stesso nome ad attirare da subito la mia attenzione.
Come Luca Santiago Mora spiega nell’articolo, “tutto nasce da un errore”: si parte dall’errore genetico o di sviluppo che ha determinato il manifestarsi della patologia.

Sono proprio le limitazioni a livello cognitivo e sociale, vissute da ognuno di questi ragazzi, a farli percepire diversi e inadeguati rispetto ai coetanei.
Questo processo appare purtroppo inevitabile, manifestandosi nell’età dell’infanzia: un momento dello sviluppo assai delicato in cui naturalmente ogni individuo sperimenta le prime relazioni gruppali e avvia i primi confronti con i pari.
“Loro sono i bambini che a scuola stanno sempre con l’insegnante di sostegno, sono quelli che in gita se non ci vengono è meglio, che vivono l’emarginazione”, racconta Luca Santiago Mora. Si innesca quella condizione che Spivak definisce “spirale di desocializzazione” che, a seguito di varie esperienze negative, porta l’individuo stesso a limitarsi ed autoisolarsi. Quella condizione che porta un bambino a dire “Io non posso disegnare”: una mutilazione che si trasforma in automutilazione, come la definisce Luca Santiago Mora.
Ed è da qui che parte la sfida: riconoscere la diversità come una risorsa; proprio questa è in grado di offrire nuovi sbocchi, perché originale e creativa.
L’Arteterapia fornisce un ambiente protetto e di non giudizio, dove è privilegiata la libera espressione senza critiche e senza limiti; dove ogni partecipante può percepirsi capace di costruire e creare qualcosa di positivo: un’opera finale che gratifica e aumenta il livello di autostima.
Per citare nuovamente Spivak, si tratta quindi di invertire la spirale viziosa, alimentata dal ripetersi di fallimenti, in spirale virtuosa, capace di produrre successi.
L’Arteterapia può fornire quindi una nuova chiave di lettura, che non vede l’Errore come una limitazione, ma come un’opportunità.



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