La sindrome da alienazione parentale, o PAS dall’acronimo inglese Parental Alienation Syndrome, è una patologia resa nota dagli studi dello psichiatra forense Richard Alan Gardner. Con questa definizione, egli definisce un disturbo nelle dinamiche familiari. Si tratta di una condizione psicologico-disfunzionale che agisce principalmente sui figli minori di coppie implicate in vicende conflittuali. Per esempio, durante divorzi o separazioni di fatto. Il fenomeno, su cui la comunità scientifica non è concorde, consiste in un vero e proprio lavaggio del cervello, per così dire, portato avanti dal genitore alienante ai danni dell’alienato. Pur trattandosi di un conflitto tra i due adulti della situazione, le conseguenze peggiori sono per i minori. Di fatto, ci troviamo di fronte a un vero e proprio abuso emotivo.
L’incidenza dell’alienazione parentale
Il genitore alienante, con fare sprezzante del benessere psicologico dei figli, mette in atto una vera e propria campagna denigratoria nei confronti del coniuge da cui si sta separando o ex tale. Il suo agire può essere subdolo o alla luce del sole. Si caratterizzerà per odio, disprezzo e rabbia verso colui, o colei, che ha chiamato partner. All’interno di questa dinamica entrano i figli della coppia. Se fossero minori e non in grado di contare su una robusta esperienza di vita, potrebbero essere attratti dal fiume di negatività del genitore alienante e iniziare a condividerne il punto di vista. In tal maniera si ritroveranno a provare astio e disprezzo verso uno dei due genitori anche se non ne hanno alcun motivo. Anch’essi inizieranno a screditare, infamare e allontanare il genitore alienato, sebbene questi non gli abbia fatto nulla di male.
La definizione di Gardner, abbozzata nel 1985, quando inizia a parlare di PAS, e aggiornata nel 1998, definisce l’alienazione parentale, o genitoriale, come l’abuso che si pone all’inizio di una cascata di eventi psichici originati nel trauma dell’esposizione continuata dei figli al genitore indottrinante. Questi trasmette ai piccoli un vissuto di minaccia incombente dovuto all’avvicinarsi dell’altro, o dell’altra, nonché il proprio odio patologico nei suoi confronti. Si tratta dunque di una reazione condizionata nei figli, non scatenata da un modo di fare o di essere di uno dei due genitori.
Caratteristiche dell’alienazione parentale
Secondo Gardner l’alienazione parentale è facilmente individuabile. A suo avviso vi sono 8 criteri capaci di confermare la sussistenza di una condizione di alienazione all’interno di una coppia in crisi o già separata:
- campagna di denigrazione: si tratta della prima fase della PAS. Il bambino inizia a mancare di rispetto al genitore alienato, senza che vi sia ragione di un simile comportamento. Questo atteggiamento è favorito, apertamente o meno, dall’adulto alienante;
- debole razionalizzazione, troppo superficiale e assurda per giustificare il biasimo. Elemento cardine. Qualora vi siano ragioni concrete, il bimbo ha tutte le ragioni per evitare di frequentare uno dei due genitori. Nel caso in cui, però, le giustificazioni fossero troppo deboli per motivare questo rifiuto, ci potremmo trovare in presenza di alienazione;
- mancanza di ambivalenza: l’astio del minore è monodirezionale. Uno dei due genitori è idealizzato mentre l’altro interamente svalutato, sempre e comunque;
- pensiero indipendente: criterio meno diffuso dei precedenti, proprio del carattere del bambino. Questi può dichiarare che le ragioni del disprezzo siano soltanto frutto di un suo ragionamento, sebbene siano invece guidate dal modo di comportarsi del genitore alienante;
- appoggio automatico a chi aliena in ogni scontro tra i due genitori: altro sintomo piuttosto chiaro di quanto stia succedendo. All’interno di ogni conflitto tra madre e padre, indipendentemente dalle ragioni di ognuno, il piccolo appoggerà sempre lo stesso tra i due, incolpando di qualunque cosa l’alienato;
- assenza di ogni senso di colpa per il comportamento nei confronti dell’alienato: il minore non svilupperà soltanto un astio acre verso uno dei due genitori, ma non proverà neppure alcuna rimostranza verso le sue azioni. Anche nel caso in cui l’atteggiamento sia esplicitamente crudele verso l’adulto alienato, non ci sarà rimorso;
- utilizzo di scenari presi in prestito: nel motivare i suoi sentimenti dispregiativi, il piccolo potrebbe fare uso di vocaboli chiaramente non appartenenti al suo sviluppo cognitivo. Quando ciò accade, il campanello d’allarme suona fortissimo. È chiaro che il minore ha imparato a memoria la versione del genitore alienante, come fosse una poesia. La ripete per convincere sé stesso e gli altri di essere nel giusto, anche se la situazione non corrisponde affatto alla verità;
- estensione dell’ostilità agli amici dell’alienato e alla sua eventuale famiglia allargata: altro indice piuttosto esplicito. Il minore dimostrerà ostilità anche nei confronti di genitori, familiari e amici dell’alienato. Persone che potrebbero avere ben poco a che fare con la sua vita familiare e difficilmente gli avranno fatto dei torti sono comunque malviste. Ciò segnala come il disprezzo sia mentale e non motivato dai fatti.
Rischi per il minore
La separazione genitoriale, soprattutto quando è conflittuale e vede il coinvolgimento attivo dei minori nei contrasti, può predisporli allo sviluppo di problematiche evolutive. La situazione può originare scarsa autostima, disturbo d’ansia da separazione, disorientamento affettivo-emotivo, disturbo da attaccamento, fobie e/o paranoie. Il bambino programmato dall’alienante può vedere le sue potenzialità compromesse. Vivendo in una situazione emotivamente disastrata, ne pagherà il costo psicologico. Le sue capacità di maturazione e adattamento alle difficoltà della vita che lo aspetta potrebbero essere compromesse.