Curiosità

A Mente Accesa. Metafore nella divulgazione e nella ricerca

1 Maggio 2022
2 commenti
A Mente Accesa. Metafore nella divulgazione  e nella ricerca

Vorrei ritornare con voi a una metafora che mi ha affascinato  e ho avuto occasione di citare e usare a più riprese, la metafora dell’orchidea, a proposito dell’ipersensibilità e della ricerca scientifica che  attribuisce al corredo genetico, che rende altamente sensibili,  anche la maggiore ricettività alle influenze ambientali e quindi una maggior importanza dell’educazione.

La metafora dell’orchidea vuole mettere a confronto due tipologie di soggetti, quelli che nel loro percorso evolutivo ricordano i soffioni , che crescono anche nelle crepe dei muri, e i tipi ORCHIDEA ,che per svilupparsi hanno bisogno di un ambiente particolarmente protetto e in buona sostanza di essere  più e compresi e più aiutati.

E’ divertente e piacevole vedere come vengono accudite dagli appassionati le orchidee che poi esplodono in fioriture davvero spettacolari ,  benchè per conto mio ammetto di ammirare anche i soffioni che ho amato molto da bambina forse perché ben più disponibili per  manipolazioni e giochi .

In effetti la metafora è interessante anche perché  conduce a poter valorizzare e apprezzare due tipi completamente diversi di capacità  di adattamento e possibilità evolutive.

Per tornare a coloro che oggi sono definiti altamente sensibili la prima lettura che  mi ha fatto riflettere su questo tema in ambito psicologico è stata Il dramma del bambino dotato di Alice Miller che ricordo per lo spessore culturale che animava la visione psicoanalitica alla fine degli anni settanta . In quel periodo tuttavia l’ orientamento generale prevalente nella ricerca era ancora rivolto a deficit e patologia.

 Oggi mi pare che la ricerca  in ambito psicologico, a volte piuttosto riduttiva, sia tuttavia più improntata a valorizzare strategie di coping e condizioni di resilienza.

Un altro elemento di innovazione sempre più importante riguarda la valorizzazione della divulgazione ,con diversi aspetti, quello per noi più interessante è legato alla promozione del coinvolgimento di famiglie e operatori.

Un importante contributo abbastanza recente che ho letto con interesse ,anche per la capacità di comunicazione divulgativa mi è parsa la descrizione di Elaine Aron che chiarisce bene le caratteristiche dei soggetti altamente sensibili riguardo l’uso più intenso dei centri cerebrali profondi come l’insula,l’estrema attenzione ai dettagli , l’enfasi di comportamenti e vissuti, l’acuta sensibilità per i dettagli esterni( es.rumore e suoni) e : interni (vissuti propri e altrui) .Tra i problemi principali di queste persone : il dispendio di energia e la sofferenza che consegue all’incomprensione che perlopiù li circonda . Il loro cervello risulta prevalentemente in uno stato di iperattivazione (Over Arousal ) lavorando tipo radar : processa tutte le sollecitazioni contemporaneamente cioè non seleziona in base a priorità.  Inoltre l’amigdala  iperfunzionante   comporta reazioni emotive più intense   che spesso generano un senso di “sopraffazione”  un…sentirsi sopraffatti dal mondo.

Ma vorrei arrivare al titolo metaforico di questo articolo, ricalcato da Daniela Lucangeli  scienziata italiana  di rilievo internazionale  promotrice di obbiettivi etici appassionanti . Nel  suo libro  “  A Mente Accesa”  illustra un modo di essere e racconta di sé stessa, di come questo   suo  modo di essere l’abbia condotta alla scelta professionale e orientata ad aiutare i bambini con difficoltà di apprendimento.

Mente accesa ci può illuminare sulle esperienze di apprendimento collegate a condizioni di apertura e attività  collaborative  : il “fare bene” che è caratterizzato dalla fiducia…e impastato nella speranza.

Per chi ne avesse l’opportunità leggere il libro della Lucangeli è sicuramente un’esperienza stimolante che si può sintetizzare guardando all’origine della sua ricerca che parte appunto da lei stessa, dalla bambina ipersensibile che è stata dalla quale “il libro prende le mosse per  arrivare a rendere fruibili, e dunque servizievoli” contenuti che si intrecciano tra neuroscienze, psicologia dello sviluppo, scienze cognitive e dell’educazione manifestando  l’intento di trovare in sé stessi, ma attraverso gli altri , la forza di essere la versione migliore di sé.

Il desiderio di tornare su questa autrice che apprezzo per i temi che tratta e per la modalità di porsi e porci ,riguardo al periodo evolutivo e all’apprendimento, domande fondamentali in tutta umiltà e apertura , mi è sorto in occasione del percorso di  supervisione che Maurizio Peciccia sta svolgendo . Nell’ultima seduta al centro dell’espressione della sofferenza psicotica di cui si andava trattando c’era appunto un’ipersensibilità che evidenziava con particolare chiarezza l’interconnessione delle dimensioni corporee mentali e relazionali che sono alla base della costruzione del sé e delle modalità di attaccamento nel periodo evolutivo, ma centrale era anche il collegamento con le possibilità plastiche dei percorsi terapeutici che riescono a utilizzare il fare insieme ,rappresentato in maniera illuminante dal lavoro con l’arteterapia e in generale col mettere a disposizione una cooperazione  che può riguardare l’andare a salutare un Pony o accompagnarsi nel camminare.

Emergeva nel lavoro del gruppo un’atmosfera di condivisione di emozioni e sentimenti pertinenti a un fare e sentire insieme ,in risonanza alla storia clinica della persona (segnata da diversi tipi di traumi) che man mano imparavamo a conoscere ,mentre stava sviluppando possibilità relazionali ricostruttive nel contesto comunitario.

L’osservazione di Gianni  Giusto , riguardo a una possibilità ipotizzata di introdurre l’EMDR, mi è parsa particolarmente chiarificatrice rispetto al come diverse tecniche o approcci possano inserirsi utilmente in un percorso di cura o invece essere inopportune o fuorvianti.

La qualità del rapporto di cura , il clima relazionale e la capacità acquisita con formazione ed esperienza , l’intelligenza e cioè la comprensione profonda  e precisa dei bisogni specifici di quello specifico paziente sono dunque le variabili che guidano chi ha la responsabilità del percorso terapeutico.


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2 risposte.

  1. Gg ha detto:

    Ho scoperto che l’orchidea è una pianta per niente delicata ,ma tenace e resistente

  2. Caterina Vecchiato ha detto:

    …. Anche gli altamente sensibili spesso se la cavano bene…anche in condizioni difficili Forse la metafora funziona Che ne pensi? La delicatezza di piante , animali cose e persone a volte pare opinabile però contiene una richiesta di attenzione Ciao e grazie del commento

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