Vaso di Pandora

I diritti sono in pericolo

In questo periodo in Italia si discute di una legge sul fine vita a distanza di quasi 6 anni dalla sentenza n 242/2019 della Corte Costituzionale e con oltre 20 anni di ritardo rispetto ai diritti garantiti da altri Paesi europei, come Olanda, Belgio, Germania, Svizzera. Dopo avere sostanzialmente contrastato ogni tentativo di regolamentazione regionale, ultima la legge della Regione Toscana, che avevano colto i punti chiave indicati dalla Corte Costituzionale, i contenuti della bozza di testo presentato sono molto distanti dalle attese dei cittadini, dall’affermazione della dignità della persona, del diritto ad autodeterminazione.

La prevalenza della connotazione ideologico-burocratica

Prevale una forte connotazione ideologico-burocratica: un comitato etico nazionale, il quale esamina la domanda che, se respinta, può essere ripresentata solo dopo 4 anni (!). Tutto assai lontano dalla relazione medico paziente, cardine della legge 219/2017 e di quelle matrici umane, culturali, religiose e spirituali nelle quali si collocano la sofferenza, le tante modalità di farvi fronte con accomodamenti umani ragionevoli mediante le cure sintomatiche, palliative, psicologiche e di accompagnamento alla fine della vita. Dinamiche sottili e profonde, impalpabili, a volte inenarrabili, di fronte alla sofferenza. Un ritardo legislativo a danno dei più poveri perché chi può pagare, seppure con molti disagi, può comunque andare in Svizzera. E non sono bastati il caso di Luana Englaro, di Welby, di Dj Fabo e l’eroica testimonianza laica di Marco Cappato e dell’Associazione Luca Coscioni. Non sono valse le firme per il referendum. 

La visione ideologico burocratica si sta facendo strada anche nelle questioni di genere, non solo verso i pride, le manifestazioni LGBTQ+ ma anche le donne. Basta guardare la recente sentenza della Corte Costituzionale degli Stati Uniti che nega i rimborsi di Medicaid alle cliniche che offrono le IVG (Interruzione volontaria di gravidanza) e servizi essenziali come la prevenzione dei tumori femminili, delle malattie sessualmente trasmissibili, la contraccezione. Anche in questo caso sono i più poveri a perdere il diritto reale, perché chi ha risorse comunque può farlo.

Il diritto della gestazione per altri

Lo stesso vale per la gestazione per altri, reato universale in Italia, ma ampiamente praticata e normata in altri Paesi. Idem per la fecondazione eterologa vietata in Italia e possibile in Spagna. Così i matrimoni paritari tra persone dello stesso sesso. 

A fronte delle deformazioni ideologiche vi sono stati diversi interventi equilibrati ed illuminati della Corte Costituzionale anche sul TSO. In questi giorni vi è stata l’importante la sentenza di Vicenza di condanna dell’inquinamento da PFAS, a proposito di diritti ambientali.  

Dopo che in tempo di Covid, tanto si era insistito, persino con collusioni antiscientifiche e al limite dell’irresponsabilità sociale, sull’audoterminazione e la libertà individuale in tema di vaccinazioni, ora non sembrano esservi remore garantiste, laiche e liberali, all’affermarsi di una visione ideologico burocratica basata su principi che vengono graduati e derogati in base alla classe e al censo, creando una società non basata su diritti universali, ma selettivi di casta. E chi sta in alto nella piramide del potere è esentato da ogni limite giuridico ed etico. Chi sta in basso avrà una sua sanità, istruzione, giustizia, incentrati su una condizione discriminata ma funzionale alle questioni del potere. I diritti magari ancora presenti sulla carta costituzionale vengono via via svuotati, resi non esigibili dall’assenza di risorse e servizi dedicati: diritti alienati.

La famiglia tradizionale

La famiglia deve essere tradizionale, stabile, maschio-femmina… ma per chi ha potere ci sono esenzioni. Importante è che ci siano affermazioni di principio da introdurre e tradurre nella vita degli altri non nella propria. Si dà l’idea suprematista che vi siano due parti e ai cittadini si fa pensare che le norme discriminatorie od oppressive riguarderanno sempre altri. Lo conferma a suo modo il c.d. “decreto sicurezza” dove persino la protesta passiva è punita per non parlare della guerra alla droga e la criminalizzazione persino della cannabis light. Si difendono alcool e tabacco che pure sono in grado di dare danni scientificamente dimostrati e socialmente ed economicamente molto rilevanti, ma altre sostanze no! Una linea ragionevole di riduzione del danno, uso responsabile, non si afferma e si perseguono anche con il carcere piccoli spacciatori, ma guarda caso nessun consumatore “ bene”. Eppure l’uso di cocaina, dai metaboliti nelle acque reflue, è ampiamente diffusa e utilizzata. Anche qui una doppia, tripla morale

I diritti sono sotto attacco

I diritti sono attaccati prima nell’immaginario, nella fantasia e nella comunicazione. I Centri in Albania sono stati prima aperti nella mente delle persone per fronteggiare migranti nemici, invasori, delinquenti e violentatori, ladri di lavoro e servizi al punto da considerare normale l’omissione di soccorso, i ritardi, gli sbarchi a centinaia di chilometri dal porto sicuro più vicino. Poi Al Masri, ricercato per reati gravissimi di torture stupri sui migranti viene rilasciato e riportato nel suo paese con un volo di stato. Intanto i Centri di Permanenze e Rimpatrio, le carceri vedono condizioni di degrado, disumanità e per il sovraffollamento di illegalità.   

Non c’entra nulla se non funzionano realmente perché comunque “funzioneranno” nella testa delle persone e a quanto pare anche in una parte di un Europa che sta smarrendo la ragione. Ci sono uomini con meno diritti. E quando è così prima o poi tutti avremo meno diritti, fino a non averne alcuno.

Se vuoi la pace prepara la pace

E tali rischiamo di essere fronte al riarmo: tutti noi perdiamo i diritti a partire dalla pace e convivenza. Non siamo solo alla prossima riduzione dei servizi del welfare (ora negata) ma che evidentemente ci sarà per finanziare il riarmo, ma ancor più rileva che il diritto alla vita stessa, all’autodeterminazione in caso di guerra viene irrimediabilmente tolto alle persone e la vita torna ad appartiene allo Stato sia mediante la coscrizione che la creazione di una situazione di fatto che pone a rischio morte tutti i civili, donne, bambini.

È questo l’aspetto più inquietante del riarmo che sta avvenendo nell’immaginario e nelle relazioni. Se vuoi la pace prepara la guerra (“Si vis pacem, para bellum”) è stato ribadito ma come questo si traduce nelle relazioni sentimentali, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nell’esplosione dell’aggressività e della violenza?  Se vuoi la pace prepara la pace, in tutte le relazioni. In un mondo dove vi sono 56 conflitti bellici molti sconosciuti alla nostra opinione pubblica che rischia di restare indifferente e attonita persino di fronte all’immane strage continua a Gaza, sono preziose la parole di Papa Leone: “Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e violenza?” 

I diritti sono in pericolo: resistere, resistere, resistere!

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Commenti su "I diritti sono in pericolo"

  1. Complimenti a Pietro Pellegrini per questa appassionata e lucida difesa dei diritti.
    Mi soffermerei su uno solo dei punti trattati: i mille ostacoli che una impostazione dirigistica autoritaria pone all’incontestabile diritto di morire.
    Incontestabile, perchè la mia vita è mia. Chi parla di dono di Dio dovrebbe riconoscere che si tratta tutt’al più di un prestito, poichè il “donatore” ne pretende sempre e inesorabilmente la restituzione, in qualunque momento egli decida, anche senza preavviso.
    Ne segue il diritto di ognuno di essere aiutato qualora faccia questa terribile scelta. E’ disumano dire il contrario. Certo, si dovrebbe esser disponibili ad aiutarlo a ripensarci, in un’ottica di aiuto, non di costrizione.
    Non si può ignorare un punto critico: la capacità di intendere e volere, con tutte le possibili sfaccettature. Da professionisti della mente, ricordiamo il dolore provato se perdiamo un paziente per suicidio, dopo aver fatto il possibile per evitarlo, magari anche con misure coercitive come un TSO: e certo non invidio il collega che, in eventuale assetto legislativo più umano di quello oggi previsto, fosse chiamato a valutare lo stato mentale del candidato suicida …

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