Arte che Cura

Verso sera … in Pinacoteca. L’Arte Cura, Cura l’Arte

8 Febbraio 2022
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Verso sera … in Pinacoteca. L’Arte Cura, Cura l’Arte

La quarta giornata del percorso formativo esperienziale “l’Arte Cura, Cura l’Arte” ci ha riportato nel cuore medievale di Savona a Palazzo Gavotti. Realizzato su precedenti strutture medioevali il palazzo ha subito progressive trasformazioni conservando in armonia qualche vestigia delle diverse epoche storiche così che oggi ospita elegantemente la preziosa Pinacoteca.

Il luogo speciale ha contribuito a sostanziare l’intreccio dei diversi intenti di un progetto ambizioso volto a mettere in scena una possibilità di integrazione tra modalità conoscitive, recuperate da discipline diverse, primariamente collegate dal filo conduttore della fruizione estetica .

Questo quarto laboratorio ha rappresentato di fatto la dimensione femminile. Intitolato all’elemento Terra della medicina cinese che ,nella nostra traduzione, si dispone alla cura attraverso l’armonizzarsi con capacità generative finalizzate al contenimento e all’elaborazione (esemplificata dal ciclo funzionale di organi digestivi, come spiegava Simonetta Porazzo) e con un modo di comprendere la concatenazione dei vari elementi dell’esistenza e della salute.

L’ambito psicologico clinico è stato affrontato in modo pertinente presentificando la diade mamma-bambino nella trionfante bellezza della Madonna Sistina di Raffaello, immagine che Laura Pasero è riuscita a introdurre e presentare con “grazia”. Infatti, si tratta di un capolavoro con una storia talmente importante da renderne difficile la riproposta. L’opera peraltro mantiene nel tempo una potenza travolgente nel mostrare bellezza, calma e sofferenza (attesa) contenuti fondamentali dell’opera di Fëdor Dostoevskij (1821-1881). E’ suggestivo ricordare il suo misterioso pensiero:”La bellezza salverà il mondo” e il racconto della moglie su come il romanziere-filosofo russo durante la visita nel museo di Dresda avesse trascorso ore davanti al quadro di Raffaello Sanzio.

Della relazione di Laura Pasero vorrei sottolineare il felice recupero nei lavori di Gaston Bachelard del concetto di intimità : Bachelard avvicinandosi alle immagini che l’elemento Terra gli evoca: il riposo, il rifugio, la casa, il radicamento , riconosce che tutte hanno il medesimo carattere distintivo del ritorno alla madre e vien da aggiungere tutte ridefiniscono un essenziale e attualissimo bisogno di intimità ascrivibile a una dimensione dell’immaginario dell’umanità femminile. Molto interessante per lo sviluppo del nostro discorso è che Bachelard, partendo da una prospettiva filosofica , anticipi posizioni della psicoanalisi più attuale e studi neuroscientifici recenti rappresentandoci il dialogo con pensatori del passato.

L’artista Luciana Bertorelli si può presentare qui attraverso la sua brochure della Mostra “Terra Madre” testo di V.A. Sacco. “La sensibilità verso la natura, i suoi ritmi profondi, le sue ragioni, che sempre deve rinnovarsi entro di noi, è il più sicuro baluardo contro le forze che hanno creato tanti danni”.

La sua arte fa riferimento a una ricerca artistica intorno alla ridefinizione della relazione uomo-natura…indagando sull’immaginario legato a “Terra Madre”.

La vivacità e la capacità di condividere il suo pensiero, mentre dietro di lei scorrevano le immagini del suo lavoro in mostra e in azione ,ha rappresentato una felice integrazione tra discipline in dialogo. E’ apparsa molto evidente la modalità artistica di prendere contatto con pensieri, cose e persone nel suo condividerci l’emozione nella presa , nel maneggiare la terra.

Come a volte accade quando si resta concentrati ,magari inconsapevolmente, su un tema, un’idea ,un lavoro, pochi giorni dopo l’incontro mi sono imbattuta in una pensatrice che pareva… arrivata a proposito , infatti ho avuto occasione di ascoltare una conversazione/intervista su radio tre con Rosi Braidotti ,Filosofa femminista di rara chiarezza e competenza scientifica. Mi piace citarla qui per la sua ricerca su una dimensione del pensiero femminile indirizzata alla valorizzazione dell’Ambiente, la natura e gli animali, con particolare riguardo al suo equilibrio e considerazione dei ritmi,ricerca che tende a superare le posizioni novecentesche di rivendicazione e lotta di derivazione marxista, introducendo una sorta di ecofemminismo che promuove l’emancipazione da un supposto ordine gerarchico e dalla naturalizzazione di ingiustizia e oppressione, dove la natura sarebbe ridotta a un nido di ineguaglianze, proponendo di recuperare un ordine naturale come risorsa da esplorare. Un altro motivo che ha destato il mio interesse per Rosi Braidotti riguarda il titolo del suo ultimo libro “Fuori sede” che contemporaneamente mi riportava alla storia personale di studentessa e poi lavoratrice fuori sede e alle possibilità di arricchimento di questa situazione, presenti massimamente nell’esperienza di migrante raccontata dalla Braidotti. Questa condizione pur nella dolorosa consapevolezza di dipendere eccessivamente dalla gentilezza e accoglienza di estranei, nei casi più fortunati può potenziarsi nei percorsi internazionali e in una visione cosmopolita delle identità. Nel suo racconto non manca il riferimento alla Cura e attraverso il pensiero di Spinoza ci illumina, anche a proposito la nostra ricerca, focalizzando la relazionalità costitutiva dell’essere umano insita nella corporeità tema ripercorso ,come è noto, dalle neuroscienze particolarmente in Italia da Vittorio Gallese . Mi pare utile ricordare il saggio “Alla ricerca di Spinoza” del neuroscienziato Antonio Damasio al quale ho spesso fatto riferimento e conto di aver modo di riprendere insieme.

La serata si è conclusa secondo programma con la visita guidata da Simonetta Porazzo e Alessio Cotena all’opera scelta a cura del Museo per l’elemento Terra: Antropocene di Francesca Perona.

Queste brevi note intendono allargare le possibilità di partecipazione e stimolare la riflessione di quanti direttamente coinvolti tra operatori della salute mentale,insegnanti e artisti , ma vorrebbero soprattutto essere un segno di gratitudine per il lavoro che sta dietro questa possibilità di incontro e per il riconoscimento dell’importanza di diffondere le nostre pratiche e i nostri pensieri .

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Una risposta.

  1. Giuseppe ha detto:

    Una relazione chiara che ha saputo cogliere e valorizzare i contenuti e le considerazioni dell’argomento, piuttosto impegnativo, ma sempre affascinante. Un’esposizione che esprime non solo la professionalità ma anche la passione nella ricerca di chi vuole cogliere, oltre il significato. anche l’ispirazione progettuale dell’autore artefice di tanta “bellezza.”
    I miei complimenti a quanti hanno collaborato a rendere molto interessante il “gruppo” e i risultati ottenuti.

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