Recensioni

Tutti pazzi per il mare. La terapia del bello

Pasquale Pisseri
20 Settembre 2017
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Tutti pazzi per il mare. La terapia del bello

Recensione all’articolo publicato su La Repubblica il 19 settembre 2017
Intuizione particolarmente brillante. Nel nostro immaginario navigazione e follia sono da sempre connesse, un tempo in modo negativo: basta ricordare  la “nave dei folli”, raffigurata da Bosch e cui Foucault ha dedicato una corposa riflessione. Essa esprimeva una penosa condizione di isolamento, emarginazione, smarrimento.

Proprio per questo è utile oggi riproporre, nell’ottica di una diversa concezione del disturbo mentale,  l’immagine della nave, del viaggio per mare come esperienza possibile e positiva in cui   il nuovo e il familiare si integrano, in cui la sfida a un elemento in qualche modo infido è vincente ad opera di una ciurma coesa e collaborativa, di una comunità ospite di uno scafo che contrappone la propria solidità e stabilità all’inquietudine del mare.
L’odierna iniziativa è coerente con la visione del gruppo, il cui nome “redancia” a suo tempo scelto è simbolo di aggancio solido e sicuro, ma non rigido poichè consente una utile scorrevolezza.
Ha un senso coerente anche la scelta di fare della nave la sede di una mostra d’arte, fatta di opere dei pazienti. Come faceva notare Gadamer, l’opera coglie e fissa nel tempo un’esperienza emotiva e di incontro che di per sé sarebbe fugace, facendone oggetto anche di un momento cognitivo e offrendo pure essa una esperienza di stabilità che ha lasciato spazio all’immaginazione.
E’ bello poi rifarsi a Leon Pancaldo, navigatore Savonese sopravvissuto – e non è poco – alla spedizione di Magellano in cui questi  ha perso la vita. Egli aveva dato il nome a un cacciatorpediniere, e poi a questa nave scuola che per troppo tempo era rimasta immobile: questa operazione di recupero ha un senso, come dire? Terapeutico.



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