Vaso di Pandora

Turchia-Siria: l’impatto di una tragedia sulla salute mentale, maggiormente colpiti i bambini 

Il tragico evento verificatosi al confine tra Siria e Turchia lo scorso mese ha lasciato dietro di sé un grande strascico di problemi che è andato ad aggravare la situazione in un territorio già molto fragile. 

Un disastro naturale, come in questo caso il sisma, è una tragedia che porta con sé conseguenze nefaste: vittime, feriti, distruzione. È possibile avviare un percorso verso una nuova normalità ma si tratta di un processo lungo e complesso. Superare dei lutti improvvisi e inaspettati è un processo delicato, pertanto, il lungo effetto del disastro continuo a manifestarsi soprattutto a livello psicologico, lasciando una traccia indelebile nel tempo nelle comunità e nelle famiglie. I più colpiti pare che si tratti dei bambini che tendono a sviluppare sintomi di ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico. Queste patologie sono aggravate da fattori di stress secondario, in quanto i disastri aggravano problemi preesistenti (come la tensione finanziaria, le sfide genitoriali o i problemi di sviluppo di alcuni bambini) innescando anche una cascata di perdite di apprendimento.

I dati del disastro e l’intervento a sostegno della popolazione

Il terremoto del 6 febbraio e le scosse di assestamento che, per un lungo periodo, hanno continuato a colpire le due nazioni hanno provocato oltre 50.000 vittime, 85.000 feriti e circa 2,7 milioni di sfollati. La stima dei danni è stata altissima: secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite si potrebbero superare i 100 miliardi di dollari. “Considerando solo gli effetti diretti l’importo potrebbe aggirarsi intorno ai 35 miliardi di dollari – spiega l’economista Arda Tunca -. Se invece consideriamo anche gli effetti indiretti, salirebbe ad almeno 75-80 miliardi di dollari”.

Dati tragici, troppo grandi per poter essere affrontati da qualsiasi nazione e che hanno richiesto l’aiuto di molte associazioni umanitarie. Tra queste citiamo la Fondazione Patrizio Paoletti, la Fondazione L’Albero della Vita e il centro di ricerca SODIGEM della Anadolu University (Eskişehir, Turchia) che hanno deciso di intervenire a sostegno delle vittime di questa calamità, curando l’aspetto legato alla sfera psicologica e psichiatrica. 

In che modo? Aiutando a prevenire il disagio psico-emotivo a lungo termine, che colpisce maggiormente i più piccoli, fornendo sostegno e accompagnamento nella gestione del trauma subito dopo il disastro per prevenire i danni a lungo termine sulla salute mentale e formando anche i primi soccorritori, gli operatori e tutto il personale coinvolto nelle operazioni e la popolazione stessa per prepararli a riconoscere e prevenire i sintomi dei comuni effetti traumatici sulla salute mentale.

I rapporti dellOrganizzazione Mondiale della Sanità parlano chiaro: non è possibile ridurre l’impatto che una calamità naturale provoca sulle persone e sulle comunità colpite. 

Tutto quello che si può e si deve fare è attivare ogni possibile modalità per agire e contenere le problematiche a lungo termine. 

Per l’American Psychological Association, conoscere e riconoscere gli effetti sulla salute mentale è lo step di partenza necessario a minimizzare i danni. Al contrario, ignorare tali campanelli di allarme, potrebbe, con grandi probabilità, sfociare in un danno permanente. 

Il punto di vista di chi è in campo: il supporto materiale, da solo, non basta

La coordinatrice del Comitato di salvataggio internazionale Jennifer Higgins parlando dell’utilità dell’assistenza internazionale ha aggiunto: “Possiamo fisicamente salvare le persone. Ma se non si sentono al sicuro psicologicamente, non possono vivere in tranquillità. Questo è il punto chiave. Ci sono anche implicazioni di sicurezza a lungo termine per donne e bambini, a causa della loro vita in centri collettivi o strutture condivise. “Inoltre, molti qui sono ormai privi di fonti di reddito. Un’alta percentuale della popolazione lavorava nel settore agricolo, ma oggi la devastazione regna sovrana nei campi. Secondo i nostri dati, quasi il 90 % delle persone deve prendere denaro in prestito da qualche parte per sopravvivere. Stiamo fornendo assistenza diretta in contanti per le famiglie in modo che possano acquistare le merci di cui hanno bisogno e poter sopravvivere nelle prossime settimane”.

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