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Supercazzola

Redazione
25 Ottobre 2017
1 commento
Supercazzola

Commento agli articoli di M. Ferraris del 22 ottobre 2017 e di A. Nicita del 23 ottobre 2017
La supercazzola, come definita da Maurizio Ferraris, è una parola o frase senza senso: dunque, o un neologismo o un insieme di parole note unite in modo (almeno apparentemente) incongruo.

Coraggiosamente, ne paragona di diverso livello culturale: da quella di Tognazzi che le ha dato il nome a quella di Joyce a quella di Dante. Diversa in parte è l’intenzione, anche se sempre in qualche modo destabilizzante: Tognazzi provoca, non senza una strizzatina d’occhio a un equivoca allusione vagamente porno; Dante pare voglia alludere a una alienità irriducibile ma non del tutto, poiché le parole “pape” e “satan” sono ovvi riferimenti a parole canoniche e di uso comune; Leporello tenta di confondere l’interlocutore per uscire da una posizione imbarazzante; Joyce, credo, spinge all’estremo la consapevolezza di uno scacco del linguaggio in uso e la ricerca di nuove vie, di una espressione linguistica, per così dire, in statu nascendi.
Onestamente, non so quanto il suo sforzo sia coglibile e apprezzabile e quanto invece noi rispettiamo timorosamente un’opera ostica come Finnegan’s wake, in quanto lavoro di Autore affermatissimo e non criticabile, pena un’autosqualifica.
Qualcuno a dire il vero ha osato tanto, paragonando il suo periodare a quello di un grave schizofrenico. Val la pena mostrare un campione di questa patologia, risalente a oltre 30 anni fa,  con le debite modifiche per renderlo completamente irriconoscibile salvandone soltanto i connotati formali, quelli che qui ci interessano:
“Sono stato per 30 anni sotto l’aviazione:  ce l’ho attaccata; e’ tutta una musica…37-38 anni che sono con il nome di popolo. Da allora, questa musica fino adesso… Mi hanno negato la centrale; non so se tolgono la chiesa. Non so se sono i vecchi…  Un fratello vivo e sano… siamo 7…  eh, la macchina, la pomar… perché il maresciallo mi ha messo nella cartiera, nel peso della cartiera, non a lavorare, ma a far girare il tempo…”.
Si intuisce solo qualcosa, e forse arbitrariamente, del  messaggio: questa persona coniando il neologismo “pomar” e dicendo “non a lavorare, ma a far girare il tempo”; sembra trasmettere a suo modo il vissuto di una esistenza mancata, privata del suo senso e dei suoi frutti, costretta in un tempo che si avvita su sé stesso, sotto l’imperio di una forza superiore e invincibile.
Il paragone avanzato con Joyce non è da prendere alla leggera: l’analogia, innegabile almeno a un primo livello di lettura, credo però non vada colta per squalificare uno scrittore di grande prestigio, ma al contrario per riqualificare la possibile incoerenza del discorso schizofrenico. Essa nella psichiatria classica veniva ritenuta discendere da una rottura della sequenzialità verbale, parte di quella generale frammentazione della psiche definita appunto come “schizofrenia”.
Oggi forse il raffronto con la “supercazzola” del “sano” fatta di neologismi e di incoerenze può essere un ulteriore tassello del collegamento fra mente del “sano” e quella del paziente mentale grave poiché si tratta comunque, paradossalmente, di cogliere il senso del non senso: di esprimere, magari alludendo, qualcosa di non esprimibile con gli ordinari strumenti. Ciò può avere a che fare con la creazione del linguaggio, secondo le linee tracciate da De Saussure con la distinzione fra “langue”, costruzione collettiva consolidata con il suo vocabolario e le sue strutture sintattico –grammaticali, e “parole”, atto individuale di fonazione ma anche di creazione di vocaboli: “la lingua è necessaria perché la “parole” sia intellegibile e produca i suoi effetti: ma la “parole” è indispensabile perchè la lingua si stabilisca: storicamente, il fatto di parole precede sempre…è la parole che fa evolvere la lingua: sono le impressioni ricavate ascoltando gli altri che modificano le nostre abitudini linguistiche”. Supercazzola, dunque: una “parole” creativa fra le altre.
Tornando alla schizofrenia: ovviamente, averla chiamata in causa non significa ritenere schizofrenico il creatore di supercazzole: per questi si tratta di un gioco, magari molto serio e finalizzato come per Joyce, ma pur sempre di un gioco da cui è possibile uscire in qualunque momento: per lo psicotico grave, purtroppo, no.
Infine: Maurizio Ferraris, autore di un volume sulla c.d. post-verità, fin dal titolo propone un collegamento fra questo concetto e la produzione di supercazzole. Se con post-verità si intende prevaricazione dell’emozione e delle attese sulla informazione e riflessione, una “argomentazione caratterizzata da un forte appello all’emotività che, basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tende ad essere accettata come veritiera” (Treccani), essa ha certamente ampio spazio nel web così dotato di  potere amplificatorio e moltiplicatorio, nonché di capacità di creare una sorta di “universo parallelo”; ma è vecchia quanto il mondo e anzi ha talora ricevuto un crisma teorico.
Non solo Nicita ricorda che ne parlava Demostene  (“ciò che un uomo desidera, crede che sia vero”); e che gli inglesi parlano da sempre di “wishful thinking”; ma agli albori del cristianesimo il disincantato scetticismo di Pilato – “cos’è la verità?”- veniva messo radicalmente in crisi da Paolo: “Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo?…la pazzia di Dio è più saggia degli uomini” (1Corinzi, 1, 25): messaggio carico di coinvolgente passione, che negava ogni cittadinanza alla dimostrazione e alla valutazione razionale: posizione che ha fatto strada,  affermandosi fino al “credo quia absurdum”.



Una risposta.

  1. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Supercazzola bitumata con scappellamento midollare a destra. O piuttosto “Non ci posso credere, eppure è tutto vero” (in una certa qual misura)
    Parto dal presupposto che siamo tutti, adulti e piccini, dei “supercazzolati” potenziali. Cioè tutti noi siamo quotidianamente bombardati da una quantità di supercazzole impressionante. – Supercazzole al contrario – nel senso che si tratta di pervicaci e spesso sapienti tattiche di disorientamento e “fuckaroundaggio” (supercazzola anglicista maccheronica che sta per sbeffeggiamento crudele o culeggio) ad opera di rappresentati di alti poteri e pubblici ufficiali assortiti nei confronti di semplici cittadini più o meno consapevoli, più o meno suggestionabili. Sottolineo i due termini dell’equivalenza estensivamente simmetrici che insieme rappresentano il doppio di antani più la radice quadrata di antani elevato all’ennesima potenza della tapioca. Vabbè… Non importa! Non è lì che volevo andare a parare, con tutta evidenza.
    Sto parlando della “supercazzola decifrabile” ad un occhio e orecchio attenti, quantomeno.
    Qui non si tratta di accostare parole che non esistono e che producono frasi senza senso. Qui i termini esistono e il loro assemblaggio rispetta le regole della grammatica e produce sì un significato (trasmissibile e recepibile da chi è già ben predisposto alla ricezione di certo contenuto quantomeno), che tuttavia risulta pur sempre del tutto insensato, irrazionale, davvero folle alla fine (quantomeno insensato a chi certo contenuto ripudia). Oppure casomai il senso esiste ma soltanto per quelli che le proferiscono certe frasi. Io la chiamo supercazzola questa perché non può che far presa soltanto sugli sprovveduti (a voler essere proprio indulgenti) che non capiscono tutta l’enormità di certe locuzioni e pur tuttavia danno comunque il loro assenso. Questo genere di supercazzola trova il suo impiego massimo perlopiù in politica dove certi rappresentanti eletti dal “popolo sovrano” (esempio quest’ultimo di supercazzola di matrice sociologico-giuridica), si rivolgono a individui o categorie che si contraddistinguono per il diverso grado di consapevolezza che rivelano nell’intuire di essere presi più o meno sistematicamente per il culo (sempre dai loro emeriti rappresentanti). Esemplari moderni veramente sfigati di certa tipologia umana sono i cittadini nord americani brutalmente supercazzolati attualmente ma non senza qualche colpa personale ad adopera di quel rinomato supercazzolatore di Donald Trump. A suo tempo Berlusconi ci campò per 20 anni di mitiche supercazzole rivolte ad un popolo che amava e che ama illudersi. La “supercazzola belligerante” nel senso che trattasi di vera e propria “arma di distrazione di massa”.
    Ricordo per esempio un professore di filosofia che a lezione un giorno ci comunicò a noi studenti di quinto anno del liceo che “la filosofia non si può spiegare” (notate il “si” impersonale) con termini semplici perché ciò significherebbe snaturare se non addirittura violentare il pensiero dell’autore di turno. Ne discendeva l’assunto, secondo me, alquanto snobistico, che la filosofia è roba per addetti ai lavori dalle menti eccelse.
    Conoscendolo il prof in questione pensai all’inizio che doveva trattarsi semplicemente del suo modo, seppure piuttosto brutale, di incoraggiarci allo studio di una materia ostica facendoci sentire una sorta di eletti appartenenti ad una elite di cui egli stesso evidentemente riteneva di essere parte.
    Esempio questo, secondo me, di supercazzola filosofica espressa verosimilmente da un “idiota sapiente”, al solo scopo, forse, di farti sentire come lui cioè un perfetto idiota, e per mascherare, forse, l’evidente incapacità di spiegarti a dovere la materia o per tacere di non averci capito un piffero lui stesso medesimo (che poi sono la stessa cosa, forse). Comincio a capire perché a suo tempo odiassi tanto la filosofia e non ci capissi un granché pure. Una “supercazzola inconscia”, si potrebbe dire anche, se ammettiamo che a parlare fosse il suo inconscio “impersonale” e “destrutturato” come vuole rigorosamente certa tradizione psicoanalitica. Certo a rileggere certi pensatori, forse tutti i torti non aveva il prof., quantomeno sulla questione dell’ “astruseria” di certi autori.
    Ma per tornare ai nostri tempi. Ripensiamo alla vicenda recente degli insulti antisemiti dei tifosi laziali con gli adesivi dell’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma. E poi ripensiamo a tale D.B., le cui generalità non cito per intero perché non voglio dargli ulteriore risonanza, consigliere M5S guarda caso alla Regione Lazio che se ne esce con un’affermazione del tipo “Mentre ci distraggono con Anna Frank, in senato oggi votano la porcata antidemocratica (con riferimento alla legge elettorale definita “Rosatellum”). È evidente che l’affermazione del camerata D.B. (il cui cognome costituisce un refuso, forse, ma che comunque è di per sé evocativo (fidatevi!) per l’assonanza inconfondibile che rimanda a certa “Gioventù italiana del Littorio”) è una supercazzola razzista di prima classe (questa sì una vera porcata) cioè “una frase priva di senso con tutta evidenza, pronunciata con convinzione da un supercazzolatore di terza fila al fine di confondere gli interlocutori o di compiacere un certo qual numero di questi”. Altrimenti non si capisce come uno sano di mente e di corpo possa utilizzare Anna Frank e la sua immane tragedia come strumento di becera polemica politica accostando stupidamente di fatto il tema tecnico della “fiducia” in Senato con la penosa vicenda della persecuzione razziale subìta dalla ragazza ebrea tragicamente morta in seguito nel campo di concentramento di Bergen-Belsen insieme alla sorella Margot. Dimostrando in un colpo solo non soltanto di avere poco rispetto per la politica in sé ma non facendosi neanche scrupolo di strumentalizzare l’antisemitismo e il razzismo per biechi fini elettorali. E allora cosa possiamo pensare delle fazioni calcistiche e politiche ignobilmente accomunate dall’utilizzo improprio dell’immagine di una ragazza ebrea violata nel corpo e nell’anima per squalificarsi reciprocamente? E il messaggio inviato alla pubblica opinione non può che essere confusivo, necessariamente. Dunque, D.B.? “E’ un politico! Conosciamo la morale di quella gente: è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale”. Ora, io non sarei così drastico nel giudicare i politici come fa invece Alwy Singer (Woody Allen) che ci andò ben più pesante sul tema come ricorderanno quelli che hanno visto il film “Io e Annie”. Diciamo che certi politici, non tutti, solo alcuni, hanno un certo tipo di morale. Ecco! Personalmente non voterei, mai, uno che confonde i lavori parlamentari con l’antisemitismo e mette sullo stesso piano lo strumento della fiducia, per quanto possa esserne discutibile l’uso, con il fascismo. Perché la motivazione unica che spinge a certi insensati accostamenti non è l’ignoranza, né l’odio cieco, ma il proposito consapevole e sistematico di sminuire la gravità e pericolosità di quelle terribili vicende che furono il nazifascismo e l’antisemitismo. E con l’intento di condannarci all’oblio sfruttando per biechi scopi di potere i vizi e i difetti della peggiore natura umana. Manifestazioni che non possono di certo dirsi estinte una volta per sempre, quelle del nazifascismo e dell’antisemitismo oltretutto, ma che necessitano, al contrario, di tenere sempre alta la guardia visto l’alto numero di vecchi e giovani tutt’ora incredibilmente nostalgici di “faccette nere e belle abissine”. Nessuna indulgenza complice, verso costoro, dunque. Nemmeno quando si radunano negli stadi di calcio per dare sfogo alla intolleranza più volgare e alla violenza più ottusa, spacciate per “innocuo scherno sportivo”. Ecco l’ennesima supercazzola agonistica che equipara bullismo e sport, fascismo e gioco.
    Adesso vi illustro un modesto esempio di “supercazzola decifrabile” meno odiosa, forse, ma di quelle che “attirano il prolione in questo preciso momento per cui si punta al totale stordimento del malcapitato necessitando di farsi vedere a sua volta da uno bravo: un internamento o senz’altro un controllino dal luminare di turno esperto in profilassi del tegmento del mesencefalo, ma sempre dalle parti dell’acquedotto di Silvio”, ovviamente. Chiaro, no?
    La supercazzola decifrabile, finanziaria in questo caso ad opera di un operatore supercazzolatore (involontario, forse) bancario che nell’ambito del codice di “trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari” si appresta ad illustrare rischi e costi dei prodotti finanziari offerti dalla banca al cliente supercazzolato di turno. Qualcuno potrebbe chiamarlo anche eccesso di zelo.
    Promoter: – Le propongo un pacchetto di “Leveraged buying” molto vantaggioso con ricorso a capitali di terzi e in misura minore con apporto di capitale proprio e con eventuale ricorso al “break-up del patrimonio. Come vede anche specificato nella brochure…più sotto…Si tratta sostanzialmente della riproposizione della leva finanziaria per l’acquisizione attraverso il credito che comporta la valutazione e il susseguente sfruttamento della capacità di indebitamento della persona privata media, per finanziare parte o tutto il valore di qualsiasi oggetto per un ammontare anche superiore al capitale posseduto, eventualmente! Che ammetterà è pur sempre un bel vantaggio. -. Aggiungo per completezza come si evidenzia al punto 3 che la reiterazione delle agevolazioni all’acquisto si conferma ovviamente attraverso l’adempimento di un’obbligazione di pagamento del debito contratto nell’ambito del medio o lungo termine dopo l’acquisizione del bene o servizio ma che tuttavia può esporre, e questo mi è obbligo riferirlo, al rischio di perdite significative e che in caso di insolvenza può essere rifuso, il debito, riposizionando i beni, anche quelli strategici, del privato moroso -.- Ah! Si tratta di questioni sentimentali, allora! -, pronuncia il cliente confuso e felice di essere finalmente venuto a capo dell’arcano (?). – No! In realtà le confiscano le proprietà! Può interessare? -.
    Qualche indizio: può essere vero che la realtà è una sapiente ma ingannevole e artificiosa e colossale supercazzola, in definitiva? Sigh! 

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