Arte che Cura

Luglio pensoso: in cerca dell’arte e della parola che cura

13 Luglio 2022
2 commenti
Luglio pensoso: in cerca dell’arte e della parola che cura

*Fonte dell’immagine: Marlene Dumas, A Lovestory, 2015-2016. Defares Collection

Il tempo interiore, capace di spazio, si muove in un percorso che rimanda a un “altrove”. Maestosamente lento, per chi può seguirne il passo nella sua misura, per quanto difficile, genera una calma e una possibilità  di gioia collegata a un benessere, che solo a tratti può essere percepito, ed è forse la cornice, ma anche l’essenza del “senso del vivere”, tra ritmo e suono.

Sarebbe forse lo spazio in cui accogliere tramite il desiderio un altro o l’altro amorevole?

“Tutto fu in altri tempi, tutto sarà di nuovo;

solo ci è dolce l’attimo del riconoscimento”.

(Osip Mandel’Stam, Ottanta poesie, Einaudi 2009).

Con questa poesia Ugo Morelli apre un articolo (Crisi del desiderio e società del godimento.) che è stato una lettura per me spiazzante per quanto mi rivelava di un territorio oscuro, noto, ma silenzioso che , con l’età, non si può più disconoscere, ma anzi può diventare il focus della ricerca  delle origini del nostro essere persona.

L’articolo, apparso su Passion&linguaggi rivista online il primo luglio, procede, rivisitando con diverse illuminanti riflessioni, espressioni artistiche, che vorrei proporvi e commentare.

“Francis Bacon e Lucien Freud, come pochi altri, sono riusciti a metter in arte pittorica, con struggenti espressioni narrative, la tragedia della tensione che non approda all’incontro e implode nel corpo disfacendolo.

“…non è l’anestesia a indicare la crisi del desiderio. Ma un sentire insopportabile e incontenibile che non riesce a trovare la via e la relazione per esprimersi”.

Per come l’ho sentite con le immagini correlate, queste descrizioni si prestano a un’attualità che rispecchia molti vissuti e sentimenti di persone sofferenti e/o ribelli che conducono esistenze isolate , immersi in pratiche frastornanti e rumorose, di cui è difficile comprendere gli obiettivi e anche i comportamenti. Comprensione che peraltro non appare desiderata, almeno a livelli più superficiali.

Si propone una dimensione che in psicopatologia spesso è stata ascritta a  condizioni tipiche del disturbo di personalità borderline, ritengo peraltro che oggi riguardi un più esteso numero di persone soprattutto giovani e perciò stesso meriti, come è sempre successo da che fu introdotto il termine borderline in nosografia, una ulteriore riflessione sui concetti che sostengono tale etichetta nosografica, che tuttavia appare calzante nell’ambito la citazione:

“ Una relazione d’oggetto travolgente e sistematicamente mancata. Accompagnata da rabbia per non giungere se non alla soglia del sentire, o da indifferenza per la stessa ragione…”

Poi Morelli parla del desiderio sotto il profilo antropologico:

“…è nell’atto della parola per narrarselo che sta il cuore del desiderio e della sua poesia…

“Ogni desiderio, se è tale, è uno slancio e un fascio incondizionati, e di significato ne emerge in direzioni diverse, senza coinvolgere né esaurirsi mai in un punto o un evento soltanto “.

“Il desiderio afferra, dunque, le onde dell’esistenza, si esprime in provvisorie incarnazioni, a volte durature o anche definitive, sempre, comunque in una tastiera di rimandi che suona e risuona in modi inediti e incandescenti nella musica”.

Ma il percorso potrebbe esitare in ben diverse condizioni accumunate dallo strenuo tentativo di eliminare o superare confini e limiti vissuti nella disperazione ,forse il corto circuito di un cinismo che vorrebbe eludere l’impotenza in una sorta di reclusione autarchica .

“La solitudine si fa CASA , in una singolarità illusoria in cui sentirsi sicuri da morire.

…quando il simbolico si è dissolto nell’immaginario e il desiderio è consegnato al godimento”

L’elemento maggiormente significativo ,dal punto di vista psicologico, che vorrei segnalare in questo scritto, riguarda il terrorizzante proporsi del conflitto connesso alla dipendenza, anche nel suo versante fisiologico , che viene messo in luce da fittizie modalità di emancipazione dall’oggetto.

“Un’autonomia senza dipendenza finisce per realizzarsi, per esaurirsi poi in solitudine, in grado di far apparire simulacri come fossero realtà; immaginari come se fossero oggetti buoni, rappresentazioni della vita come se fosse vita”.

Chissà se la ricerca dell’antidoto non ci riporti proprio all’ascolto che è la pratica cardinale della possibilià di curarsi, di prestare attenzione a quello spazio interiore che ci appartiene, che già siamo. La pratica di consapevolezza che rende necessario saper ascoltare ciò che siamo: portare alla mente la mente stessa con disposizione gentile , accogliente e non giudicante (C. Pensa), un tipo di  ascolto che è indispensabile  ripetere per mettere in moto le sue potenzialità.

Vorrei concludere ripensando alla RIPETIZIONE, come esemplarmente si rinviene nella musica: il semplice ripetere, atto umile del quotidiano che diviene il seme di cambiamento , di innovazione e dell’ esercizio  che ci rende disponibile il mondo esterno, la realtà (come con uno strumento musicale) che costituisce il cammino verso la profondità del mondo interiore, spirituale così come ci può insegnare anche la ripetitività della preghiera e della  meditazione.


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2 risposte.

  1. Pasquale Pisseri ha detto:

    La crisi del desiderio non era ignota ai nostri avi, anche se in termini diversi e non sempre connotati negativamente. Faust: “E che puoi darmi tu, povero diavolo? Seppe mai un tuo pari comprendere l’uomo e gli alti intendimenti dell’anima sua? Tu mi darai cibi che non saziano, fulvo oro che mi scorre fra le mani come liquido mercurio, un gioco al quale non si vince mai…”
    Forse, visto in questi termini, lo scacco del desiderio è ciò che ci fa umani, diversi dagli altri animali: può essere un propellente, un interminabile creatore di culture? E’ forse presente anche nel prototipo della soddisfazione, l’orgasmo ? Qualcuno (Galeno?) ha scritto “omne animal post coitum triste”.
    Vecchiato ne coglie, nella sua articolata riflessione, anche una dimensione storica, attuale. E’ certo che la crisi è profonda nel nostro contesto liberal-capitalistico, organizzato da quella “ricerca della felicità” annunciata nella carta fondativa della rivoluzione americana (e dell’Occidente nella sua attuale fisionomia? precede di qualche anno quella francese). Se il PIL per un po’ non cresce, in noi cresce l’allarme.
    E’, come pensava Svevo, una malattia? più grave nei soggetti più fragili?

  2. Gg ha detto:

    L’acuto articolo di Ugo Morelli ripreso con eleganza da Caterina mette a nudo un problema esistenziale connotato di aspetti biologici ( l’invecchiamento del corpo e del cervello ) con aspetti psicologici ( la necessità di rimuovere) : l’effimero.
    Nei confronti dell’impossibilità di padroneggiarlo e forse anche di comprenderlo ciascuno in virtù delle proprie caratteristiche intellettive cognitive ed emotive lo affronta come può.
    Due episodi lo confermano a mio avviso : la morte di Eugenio Scalfari e l’avvicendamento alla presidenza di slow food di Carlin Petrini.
    Uomini visionari,coerenti e appassionati che al termine della loro esistenza ( auguro a Petrini di vivere anche più di Scalfari) giungono a conclusioni simili

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