Musica

La Pesci in Barile Band al Bloom

Claudio Bocchi
1 Novembre 2016
3 commenti
La Pesci in Barile Band al Bloom

Siamo partiti da Varazze con la certezza che avremmo vissuto ancora una volta un’esperienza entusiasmante, alcuni di noi erano stati a Roma e il ricordo di quel concerto era vivo e presente.

Durante il viaggio abbiamo parlato dei nostri gusti musicali e condiviso alcune delle nostre canzoni del cuore, mentre ci facevamo le domande che sempre precedono un concerto: suoneremo bene? Ci sarà pubblico?

Una volta arrivati a destinazione abbiamo avuto il tempo per le foto di gruppo prima che il locale aprisse i battenti permettendoci di predisporre i nostri strumenti sul palco.

Davvero molto cordiali e preparatissimi sono stati i ragazzi che ci hanno aiutato a collegare gli strumenti e a far si che tutto funzionasse a dovere.

Nel frattempo il locale si è riempito, con la gradita presenza dei colleghi e dei ragazzi di Cima, venuti ad ascoltarci e a fare il tifo per noi!

Era inoltre presente un folto gruppo di persone appartenenti all’Associazione Psiche Lombardia, che ha promosso e presentato l’iniziativa, dando il via al concerto della Pesci in Barile Band.

La sensazione provata sul palco del Bloom è stata quella di ricevere un grande abbraccio che ha unito tutti i presenti al concerto.

La musica ci ha unito ancora una volta e ancora una volta siamo stati conquistati dall’entusiasmo dei ragazzi, saliti su un palco importante con le loro canzoni e molta emozione.

Il calore del pubblico ci è stato di grande aiuto, mettendoci a nostro agio… come sempre i brani sono volati uno dietro l’altro, regalandoci la felicità di aver realizzato insieme un buon concerto.

Ci siamo salutati sicuramente più uniti e arricchiti dalla positiva esperienza, dandoci appuntamento al prossimo concerto!



3 risposte.

  1. Luca G. ha detto:

    Calcare il palco che prima dei Pesci in Barile ha ospitato musicisti come i Nirvana, Green Day, Bennato, Bertè, Avion Travel, Afterhours, Finardi ecc., come potete immaginare non lascia indifferenti. Tutto questo è stato possibile grazie all’iniziativa dell’associazione Psiche Lombardi nell’ambito della rassegna “Far Rumore”, favorito dai colleghi lombardi Silvia Rivolta e Luca Modolo (che ringrazio a nome di tutti) oltre che al costante ed inesauribile impegno dei colleghi promotori dell’attività ( Stefano, Claudio, Davide, Giulia, Viviana e special guest Lele Bones). Il calore e la partecipazione del pubblico ha coronato con successo l’iniziativa e le performance. Con l’augurio che si possa replicare (non solo per la Festa del Tonno del 10 Dicembre al Pero) .
    A presto…

  2. Silvia R. ha detto:

    Luca, siamo noi a ringraziarvi!
    Ieri con me, pazienti, operatori e anche qualche famigliare dei “nostri” desiderosi di esserci. Di essere presenti. Coinvolti, emozionati e divertiti!
    Uno spunto che voglio condividere: un padre, uno di quelli sempre presenti, dal primo gruppo multifamigliare, alla fine del pezzo “Angelo” di Francesco Renga cantato dal componente piu’ giovane della band si avvicina e mi dice: sarei salito sul palco anch’io… a sostenere la voce di quel ragazzo nei momenti più tosti!!
    Una band aperta anche ai famigliari?! Provocazione e spunto…..

    Ancora grazie a voi!

  3. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Non trovate che ci sia qualcosa di emozionante nell’idea di questi musicisti di navigata esperienza (un saluto a Stefano con cui ho lavorato in Tolda per qualche tempo) che “accompagnano” la prova strumentale e canora dei pazienti? Musicisti e compositori di grande competenza che accompagnano, che assecondano, che si accordano. Pazienti e musicisti di professione, virtuosi dello strumento e quelli più impacciati partecipano dello stesso cibo, della “stessa relazione d’idee”. Non si tratta semplicemente di associare la voce di uno strumento musicale a una voce umana meno competente e alla voce di un altro strumento meno brillante. Non vanno in scena maestri e alunni. Non si tratta nemmeno (seppure ci si avvicini molto) di un gruppo di persone inesperte che imparano da quelli con un livello di competenza musicale maggiore. Quel palco non è l’ennesima rappresentazione di una ZSP (zona di sviluppo prossimo) in cui vygotskjanamente suonando e cantando alcune persone approdano ad un livello di “conoscenza” superiore. E il punto non è nemmeno fornire una “scaffold”, un’impalcatura a persone bisognose di “ristrutturazione”. Vogliamo fare forse di tutti gli eventi della vita un’occasione psicoeducativa a tutti i costi? Ma cos’è questo cibo che condividono, allora? L’unico cibo che condividono in quel contesto è la gioia, la pura spensieratezza. E non è tanto facile per nessuno vivere un’emozione così schietta, così totale, così incontaminata.
    Quella suonata in gruppo è l’unico esempio di musica che alla bellezza unisce la vera gioia, secondo me. Forse soltanto chi ha suonato uno strumento può capire. Nemmeno la musica ascoltata in gruppo ti da le stesse sensazioni di allegria, di genuina soddisfazione. Per questo sono convinto che a divertirsi di più siano sempre i concertisti e non tanto il pubblico che scalpita allo stadio o che è assorto nei teatri. Qualcuno ha detto che “Non può esserci bellezza senza la malinconia. Non c’è bellezza senza dolore”, dunque? Tuttavia credo che il sentimento della gioia si accompagni proprio in modo specifico alla musica suonata e cantata in gruppo, ma la gioia non nasce semplicemente dal sentirsi efficaci, competenti, importanti come avviene più facilmente in uno sport di squadra dove però c’è un gruppo al servizio di chi deve “realizzare”, finalizzare il gioco del gruppo. È vero che anche qui ci sono dei musicisti provetti che si mettono al servizio di quelli meno bravi, ma qui l’unico fine è la gioia in sé, nessun intento pedagogico, nessun obiettivo educativo. Non c’è nostalgia del passato, o rimpianto, non c’è solitudine, né malinconia che sono aspetti che attengono soprattutto alla dimensione dell’ascolto musicale e di quello individuale in particolare. Non c’è niente altro da realizzare se non il divertirsi che poi altro non è che il puro e semplice piacere di mettersi in gioco senza paura, né dubbi, né vergogna. Il puro piacere di “esserci” e di esserci insieme all’Altro. Al limite, persino le prove sarebbero inutili. Dunque, pura e autentica allegria, e compiacimento per il presente. E il futuro è qui e adesso. E non c’è bisogno di “scendere in se stessi per scoprirvi chi sa che cosa ogni volta”. Non è il momento di andare alla “ricerca della varietà che cerchiamo invano nella vita o nel viaggio”. Niente psicanalismi, please!
    E la bravura di questi musicisti di professione sta proprio nel mettere in musica e con gli “strumenti” che gli sono propri, un precetto che dovrebbe, noi tutti cosiddetti “riabilitatori” di mestiere, ognuno con gli “strumenti” che ci sono propri, guidarci nell’approccio quotidiano con i pz (e non solo) e che dovremmo ricordare soprattutto a noi stessi: – Forse non sarò mai qualcuno, ma non sono nemmeno uno qualunque! -.
    Dunque, vuoi superare i tuoi limiti? Allora, mettili alla prova. Allora, mettili in musica! Così semplicemente. Allora, puoi essere te stesso, “non qualcuno, né uno qualunque”. Semplicemente te stesso e con tutti i tuoi stramaledetti limiti. Li invidiamo un po’ questi pazienti che salgono sul palco e cantano e suonano con vero entusiasmo e tanta semplicità. Quanti di noi vorrebbero salire su quel palcoscenico e, liberandosi di tutte le “infrastrutture”, finalmente “esserci” anche solo per un istante.

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