Forse qualcuno dei lettori conoscerà già l’incredibile storia di Kim Noble. Si tratta di un’artista inglese sessantenne, unica nel suo genere. La donna infatti soffre di disturbo dissociativo di identità (DID), avendo riportato seri traumi quando era bambina. Noble ha sviluppato ben 20 differenti personalità in seguito alla sua infanzia. Il caso non è singolare, e neppure troppo eclatante se pensiamo, per esempio, alle 92 diverse identità di Truddi Chase che le sono valse una celebre intervista con Oprah Winfrey. Ciononostante, è innegabile che la particolarità della sua condizione basti per renderla un’artista dalla sensibilità tutta particolare.
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20 sfumature di Kim Noble
Quella di Noble è un’esistenza segnata fin dal principio da una forte sensibilità artistica. In seguito agli spregevoli abusi sessuali subiti da bambina, l’artista si è servita dell’arte come valvola di sfogo e canale per sfuggire ai suoi drammi. Si tratta di un’artista che ha sviluppato la propria maestria a causa di una condizione di forza maggiore, caratterizzandosi per una sensibilità differente rispetto a quella di tutti i suoi colleghi. Proprio come capitò al grande Vincent Van Gogh e ad altre dozzine di nomi celebri, nei più svariati campi artistici.
Kim Noble vive alle porte di Londra con sua figlia e non ha alcuna formazione artistica. Sebbene sia sempre stata incline alla pittura, ha iniziato a dipingere professionalmente soltanto nel 2004, al termine di un percorso di arteterapia. Delle 20 differenti personalità che convivono nel suo corpo, ben 13 dipingono, e lo fanno tutte secondo un proprio stile caratteristico. Temi, colori, approcci all’arte… pur condividendo gli stessi occhi e le stesse mani, ognuna ha sviluppato una spiccata identità, ben riconoscibile in termini di stile e soggetti. Le diverse personalità non hanno la consapevolezza di dividere il corpo con altri artisti. A livello nazionale ed internazionale, Noble e le differenti identità che firmano le opere hanno un discreto seguito: i loro lavori sono infatti stati esposti in oltre 60 mostre.

Le identità principali
Tra le personalità di Kim Noble troviamo Patricia, quella dominante; Salome, una cattolica molto devota; Judy, che normalmente prende il controllo all’ora dei pasti ed è convinta di pesare più di 200 libbre (91 chilogrammi) sebbene la corporatura della donna britannica sia esile; Ken, un omosessuale che soffre di depressione; Dawn, ovvero la madre di Aimee, la figlia di Kim Noble che non è ritenuta tale dalle altre identità, poiché solo la personalità presente al momento del parto ne è genitrice. La situazione è resa ancor più complicata dal fatto che Dawn sia rimasta congelata al 1997, anno del termine della gravidanza, quando ha perso la cognizione del tempo, ed è convinta di essere madre di un’altra bimba, non di Aimee. La neonata si chiamerebbe Sky e sarebbe stata sottratta alla madre subito dopo il parto. Ciò ha colpito molto la piccola, la quale si è sentita rifiutata per gran parte dell’infanzia.
Comprensibilmente, la convivenza di Aimee con sua madre non è semplice. Kim Noble ha 20 differenti indirizzi mail, ognuno gestito da una delle sue molteplici personalità, così come 20 spazzolini da denti diversi in bagno e 20 sezioni all’interno della propria cabina armadio, una per accontentare ognuna delle differenti personalità. Essendo Patricia l’identità dominante, la donna risponde a questo nome, non a quello di Kim Noble. Come ha affermato lei stessa, raggiunta dal blogger Stefano Romano:
“Sono io la personalità principale: tengo la casa in ordine, pago i conti e mi prendo cura di nostra figlia Aimee. Le cose si sono accumulate troppo per Kim, divenendo insostenibili. Chiunque fosse quella donna, ora è scomparsa e sta a noi prendere il controllo del corpo. La stiamo proteggendo, Kim è andata a dormire.”
Le cause della condizione mentale di Kim Noble
Gli psicologi che hanno avuto in cura la donna, esperti nella cura del DID, identificano le cause di questa condizione nel disagio infantile di Kim Noble. La donna avrebbe infatti subito gravi abusi sessuali da bambina. Patricia non ha alcuna contezza di quanto avvenuto ma una delle personalità della donna, quella della dodicenne Ria Pratt che non cresce mai, ricorda invece tutto. Patricia prova tristezza quando ascolta Ria. E lo stesso fa chiunque osservi i dipinti di Pratt. Le immagini mettono su tela figure femminili piccole, abusate, incatenate e umiliate da sagome scure, altere e prettamente maschili. Questi quadri non sono metaforici. Non si tratta di allegorie. Sono vere e proprie descrizioni di quello che Kim Noble ha dovuto subire e che le ha causato questa frammentazione dell’io.
18 personalità di Kim e quella di Patricia non parlano delle violenze, a detta loro neppure le ricordano. Tutto quel disagio viene scaricato su Ria, che ha trovato il modo di liberarsene prendendo in mano un pennello.
Il disturbo DID è una reazione piuttosto rara a un trauma cerebrale. Esso si può scatenare quando si ha esperienza di ricordi atroci. Qualora la memoria si faccia insostenibile, è possibile isolarla, magari all’interno di un’esistenza che si crede altra rispetto alla propria, com’è quella di Ria per Patricia. In questa cornice, la pittura si pone come possibile via di fuga. Il fulcro dell’arteterapia è quello di liberarsi del dolore isolandolo su tela. In casi come quello di Kim Noble, una condizione mentale pesantemente frastagliata può generare qualcosa di bello. Il sacrificio di Ria per tutte le 20 identità ha dato vita a una piccola comunità artistica. Interamente residente nello stesso corpo fisico.
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