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Comportamentismo: una spiegazione completa

Il comportamentismo è una corrente della psicologia che si basa sullo studio del comportamento osservabile di persone e animali, con l’assunto che tutte le attività psichiche siano forme di comportamento e che queste possano essere spiegate in termini di relazioni tra stimoli e risposte. Questa corrente della psicologia nasce agli inizi del Novecento come reazione alla psicologia introspezionista, che si occupava dei processi mentali interni e soggettivi, ritenuti non scientifici e non misurabili. Il comportamentismo si propone invece di rendere la psicologia una scienza oggettiva e sperimentale, analoga alle scienze naturali, che possa prevedere e controllare il comportamento e applicare le sue scoperte a vari ambiti, come l’educazione, la terapia, l’industria e la politica.

Il comportamentismo di Watson

La corrente di psicologia del comportamentismo ha le sue radici negli studi di fisiologia e psicologia animale, in particolare nel lavoro di Ivan Pavlov, il celebre scienziato russo che scoprì il fenomeno del condizionamento classico. Pavlov dimostrò che un cane poteva essere addestrato a salivare in presenza di uno stimolo neutro, come un campanello, se questo veniva associato ripetutamente a uno stimolo incondizionato, come il cibo. Questo esperimento mostrò che il comportamento poteva essere modificato attraverso l’apprendimento, cioè l’acquisizione di nuove associazioni tra stimoli e risposte.

Fondatore del comportamentismo come scuola di pensiero fu John B. Watson, uno psicologo americano che nel 1913 pubblicò il suo manifesto “La psicologia come la vede il comportamentista”. Egli criticava la psicologia tradizionale per il suo ricorso all’introspezione, cioè l’osservazione dei propri stati mentali, che considerava un metodo soggettivo e inaffidabile. Watson sosteneva che la psicologia dovesse occuparsi solo del comportamento manifesto, cioè delle risposte muscolari e ghiandolari degli organismi, che potevano essere osservate e misurate in modo oggettivo.

Watson si ispirò agli studi di Pavlov e di altri psicologi dell’epoca, come Edward Thorndike, che aveva formulato la legge dell’effetto, secondo cui le risposte seguite da una conseguenza piacevole tendono a essere ripetute, mentre quelle seguite da una conseguenza spiacevole tendono a essere evitate. Egli applicò il metodo del condizionamento a vari ambiti, tra cui l’educazione, la pubblicità e la terapia. Uno dei suoi esperimenti più famosi e controversi fu quello del piccolo Albert, un bambino di nove mesi a cui Watson e la sua assistente Rosalie Rayner indussero una fobia dei peli bianchi, associando la presenza di un ratto bianco a un rumore forte. Questo esperimento dimostrò che le emozioni potevano essere apprese e modificate attraverso il condizionamento.

Il comportamentismo classico e operante

Il comportamentismo di Watson, detto anche comportamentismo classico o metodologico, si basava sul principio del condizionamento classico, secondo cui un comportamento è il risultato di un’associazione tra uno stimolo e una risposta. Tuttavia, questo principio non era sufficiente a spiegare tutti i tipi di comportamento, soprattutto quelli volontari e complessi.

Per questo motivo, un altro psicologo americano, Burrhus F. Skinner, propose una nuova forma di comportamentismo, detto operante o radicale, che si basava sul principio del condizionamento operante, secondo cui un comportamento è il risultato di una relazione tra una risposta e una conseguenza. Egli dimostrò che il comportamento poteva essere modificato attraverso il rinforzo, cioè la presentazione o la rimozione di uno stimolo che aumenta o diminuisce la probabilità che una risposta si ripeta. Skinner usò una gabbia speciale, detta gabbia di Skinner, per studiare il comportamento di ratti e piccioni, che potevano premere una leva o beccare un disco per ottenere del cibo o evitare una scossa elettrica.

comportamentismo i ratti di Skinner

Skinner distinse due tipi di rinforzo: positivo e negativo. Il rinforzo positivo consiste nella presentazione di uno stimolo piacevole dopo una risposta, che aumenta la probabilità che questa si ripeta. Il rinforzo negativo consiste nella rimozione di uno stimolo spiacevole dopo una risposta, che aumenta la probabilità che questa si ripeta.

Skinner studiò anche i diversi schemi di rinforzo, cioè le modalità con cui il rinforzo viene somministrato, che possono essere continui o intermittenti, a seconda che il rinforzo venga dato dopo ogni risposta o solo dopo alcune. Egli scoprì che i rinforzi intermittenti erano più efficaci nel mantenere il comportamento nel tempo. Skinner applicò il suo metodo a vari ambiti, tra cui l’educazione, la terapia, l’industria e la società.

Skinner sostenne che il comportamento umano fosse determinato dalle conseguenze delle proprie azioni e che la libertà e la dignità fossero illusioni create dalla cultura. Egli propose, in effetti, una visione utopica di una società in cui il comportamento fosse controllato da tecnici esperti, che usassero il rinforzo positivo per promuovere il benessere individuale e collettivo.

Il neocomportamentismo e l’apprendimento sociale

Il comportamentismo operante di Skinner fu criticato per la sua visione meccanicistica e deterministica del comportamento umano, che ignorava i processi mentali e i fattori individuali. Per questo, alcuni psicologi proposero una forma di comportamentismo più moderata e aperta, detta neocomportamentismo o cognitivismo, che riconosceva il ruolo dei processi cognitivi e delle variabili intermedie tra gli stimoli e le risposte.

Tra i principali esponenti del neocomportamentismo ci furono Edward Tolman, Clark Hull e Albert Bandura. Tolman introdusse il concetto di mappa cognitiva, cioè una rappresentazione mentale dell’ambiente che guida il comportamento. EdwardTolman dimostrò che i ratti potevano apprendere un percorso in un labirinto senza rinforzo, ma solo per esplorazione, e che potevano modificare il loro comportamento in base alle informazioni acquisite. Tolman propose anche il concetto di apprendimento latente, cioè un apprendimento che non si manifesta immediatamente nel comportamento, ma che può essere rivelato in seguito. Hull sviluppò una teoria matematica del comportamento, basata sul concetto di abitudine, cioè una connessione tra uno stimolo e una risposta che si rafforza con la ripetizione e il rinforzo. Hull propose anche il concetto di impulso, cioè uno stato di bisogno o di tensione che motiva il comportamento.

Bandura propose il concetto di apprendimento sociale, cioè un apprendimento che avviene attraverso l’osservazione e l’imitazione di altri individui, detti modelli. Egli dimostrò che i bambini potevano apprendere comportamenti aggressivi osservando un adulto che colpiva un pupazzo gonfiabile. Bandura introdusse anche il concetto di autoefficacia, cioè la convinzione di essere in grado di eseguire un’azione o raggiungere un obiettivo, che influenza il comportamento e le prestazioni.

Il comportamentismo, in ultima analisi, non può essere considerato una spiegazione completa del comportamento, ma solo una delle possibili prospettive da cui osservarlo e analizzarlo.

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