Cultura

Caterina la Santa che inventò l’italiano

Pasquale Pisseri
12 Giugno 2017
2 commenti
Caterina la Santa che inventò l’italiano

Commento all’articolo apparso su La Repubblica il 7 giugno 2017 
L’articolo ci intriga anche perché Santa Caterina, patrona d’Italia, è importante per i liguri, e anzi per i ponentini, e anzi per i varazzini. Infatti nel 1376, tornando da Avignone dove aveva incontrato il Papa, si è fermata a Varazze, in omaggio al beato Jacopo da Varagine.

Ha pregato per la cessazione della pestilenza che infuriava e quindi, dopo la cessazione di questa, le è stata dedicata una cappella che tuttora esiste; ogni anno c’è una processione in suo onore. Mischiando un po’ il sacro con il profano, c’è un buon ristorante Santa Caterina.
Allo spessore dell’articolo fa torto il sensazionalismo giornalistico del titolo: dire che Santa Caterina ha inventato l’italiano va bene come scherzo…  Dei tre mostri sacri che davvero  hanno dato forma alla nostra lingua, prima che Caterina nascesse Dante era morto (come pure Dino Cavalcanti);  Petrarca aveva scritto le prime liriche del Canzoniere; e Boccaccio ha completato il Decameron quando lei aveva quattro anni.   Poi, può darsi che avesse ragione il Tommaseo apprezzando molto il suo modo di scrivere ( o di dettare, poiché pare fosse semianalfabeta).
Ma lasciamo le facezie: la sua vita per un laico è di grande interesse perché offre spunti di ulteriore riflessione al confronto fra  paradigma clinico – il nostro – e paradigma religioso. Il suo comportamento di anoressica invita alla diagnosi, e così pure le esperienze allucinatorie, nonchè il forte malessere fisico su cui a sedici anni ha fatto leva per forzare l’ammissione nelle terziarie francescane, intenerendo i Superiori che glie l’avevano rifiutata; o anche le asserite stimmate proclamate esistenti ma “invisibili” ( disturbi fittizi?).
Ma dobbiamo essere cauti e umili: la nostra visione del mondo e i nostri criteri di verità non sono  necessariamente quelli giusti. Del resto, per quanto riguarda le allucinazioni tendiamo a non considerarle più come esperienze senz’altro psicopatologiche: non solo esistono movimenti come quello dei gruppi di “uditori di voci”, ma anche posizioni più consolidate come quella del DSM V sono alquanto sfumate: “le allucinazioni possono esser parte normale di una esperienza religiosa in certi contesti culturali”.
 Abbastanza intricato il rapporto, nel comportamento anoressico, fra psicopatologia individuale e visione collettiva religiosa. Il digiuno, visto come momento di illuminazione, è  importante in varie religioni, dallo   sciamanesimo fino al cristianesimo: il confronto fra Cristo e lo spirito del male ha richiesto un preliminare digiuno di 40 giorni. Inoltre, l’aggressione al corpo è parte integrante della dottrina cristiana: l’oggetto della nostra adorazione è un corpo martoriato ed esposto.
L’articolo entra nel problema dell’esperienza mistica, esperienza fusionale di unione con un Dio non necessariamente personalizzato, o addirittura con l’Universo, ciò che può avvicinarla al panteismo. Ha forti rapporti con l’erotismo, come mostrano le opere di San Giovanni della Croce e Teresa d’Avila. Essa, centrale nella vita di Caterina e nei suoi scritti, la pone a buon diritto a far parte della schiera di tali grandi mistici, uomini e soprattutto donne. Infatti le donne che lasciano traccia di sé nella storia sono una infima minoranza rispetto ai maschi; in tutti i campi fuorchè nell’esperienza mistica.
In questa sono maggioranza, e acquistano nella immaginazione dei fedeli quell’importante ruolo che la gerarchia loro nega escludendole dal sacerdozio; forse anche per questo, oltre che per doveroso senso di equilibrio, la Chiesa va cauta nel riconoscere le loro esperienze, che potrebbero perfino renderle interpreti di un supplemento di Rivelazione difficilmente accettabile.
E’ certo che, al di là del suo valore intrinseco, l’esperienza mistica ne ha storicamente assunto uno di promozione sociale per le donne. Da sempre subordinate al maschio, esse vi hanno trovato  una importante occasione di riscatto e persino di potere politico. Alcune vicende della vita di Caterina anticipano sotto certi aspetti quelle di Giovanna d’Arco: due ragazzette di talento ma di scarsa istruzione e di origini modeste giungono a colloquiare ad alto livello con i potenti della terra. Caterina stimola il Papa, a quanto si dice con successo, a rientrare da Avignone in quella sede romana che gli compete: Giovanna indica efficacemente al Delfino la via per divenire finalmente Re.
Silvia Ronchey conclude prospettando la possibilità che dietro il segreto della scrittura di Caterina ce ne sia forse un altro: l’ermetismo, l’alchimia. Ipotesi stimolante e giustificata: la parola “mistica” ha la stessa radice di “mistero”, e indica una esperienza personale, non condivisibile e pertanto esoterica. Quel testo, fondamentale come documentazione, che è il Corpus hermeticum, messo insieme a Costantinopoli nell’undicesimo secolo e tradotto poi da Marsilio Ficino, è un insieme di scritti che – ci insegna il compianto Federico Pastore – si fondano “non sull’osservazione ma su una rivelazione, acquisendo per questa via il carattere di una scienza occulta e iniziatica che presuppone un personale rapporto e una personale intimità con la divinità”. Un maligno potrebbe aggiungere che anche la parola “mistificazione” ha la stessa origine, e tale vicinanza non è casuale poiché ciò che è riservato ed esoterico lascia spazio  all’inganno.
Ma, ripeto, non dobbiamo troppo vantarci della nostra visione laica e privilegiante il sapere scientifico (che peraltro è divenuto di fatto esoterico, perché la comprensione di leggi e proposizioni scientifiche rientra  ormai nelle capacità  solo di pochissimi specialisti sempre più parcellizzati).    Qualcosa abbiamo perso, e c’è qualcosa di vero nelle parole di Dostoevskij: “l’essenza del sentimento religioso sfugge a qualsiasi ragionamento, a qualsiasi colpa, a qualsiasi ateismo”. E ancora: ”(nel dodicesimo secolo) c’era un’idea più potente di tutte le disgrazie … mostratemi qualcosa che somigli a quella forza nel nostro secolo di vizi e ferrovie … le ricchezze sono aumentate, ma le forze diminuite: non c’è più una forza che diriga il pensiero…”.
E’ anche questo tipo di disagio che spinge certi ragazzi verso la weltanschaaung dell’ISIS?
Mi rendo conto di essere ambiguo, ma non posso proprio non esserlo.



2 risposte.

  1. Gg ha detto:

    Molto bello
    Grazie

  2. roberta antonello ha detto:

    beh c’è un collegamento con l’altro articolo della redazione coi commenti di Pisseri e Conforto sull’incontro tra psichiatria e neuroscienze. Mi piace l’articolo e il finale di Lino Pisseri. sento disagio-ambiguità- e un certo senso di estraneità alle certezze scientifiche. Sarà che sono anche una donna

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