Vaso di Pandora

Adolescenza e criminalità: l’intervento giudiziario e la devianza minorile tra archetipi, miti e realtà

Il 6 ottobre presso il Lido di Genova si è svolto il convegno dal titolo “Adolescenza e criminalità: l’intervento giudiziario e la devianza minorile tra archetipi, miti e realtà”.

La sessione del mattino è stata moderata dalla Dott.ssa Miniotti. Si è partiti con il tema della misura di sicurezza che per i minori di 14 anni è riservata a casi molto gravi, soggetti pericolosi per la comunità e per reati commessi molto gravi; viene eseguita nel collocamento presso le comunità. Servono, quindi, comunità adeguate a fronteggiare questo tipo di devianza.

Il minore 14enne non può andare in carcere; l’operatore di comunità si trova di fronte a questi ragazzi vissuti in contesti fortemente devianti, con eventi traumatici alle spalle che hanno bisogno da un lato di contenimento ma anche una forte necessità di holding: sono soggetti sofferenti.

Il problema è che questi adolescenti commettono reati inquadrabili all’interno di un’escalation per una futura carriera criminale.

L’intervento della dott.ssa Linda Alfano pone in luce come l’adolescenza sia un periodo ricco di possibilità ma anche di criticità: è una fase della vita in cui occorre affrontare compiti evoluti importanti che riguardano la definizione della propria identità.

La precocità caratterizza lo sviluppo della crescita dei ragazzi di oggi: sono maggiormente pronti, più vivaci, accedono prima al mondo degli adulti, tutto questo anche in seguito alle sollecitazioni che ricevono dell’ambiente circostante. Ne scaturiscono delle conseguenze: i figli vivono in famiglie fragili, dove i genitori lavorano entrambi, con i cellulari sempre a disposizione i genitori li fotografano in continuo, li rendono molto popolari tramite i social, rendono così il sé dei figli grandioso proiettandoli verso il successo ma in questo modo espongono l’adolescente verso sentimenti di delusione quando questi percepiscono di non essere stati in grado di divenire quello che i genitori si aspettavano. Subentrano, in questi casi, le cosiddette patologie della vergogna che portano all’uso di sostanze, al consumo del cibo in modo inadeguato fino ad arrivare ad atti suicidari.

L’adolescenza in realtà è il confronto con i limiti dove i ragazzi scoprono le proprie fragilità. Da bambini c’è il timore per la perdita del genitore, gli adolescenti, per la prima volta, sperimentano invece i propri limiti.

L’identità di genere oggi è fluida, ambigua, sfumata. Si sono affermati nuovi modelli di genere. Oggi l’adolescente ha in mente una sessualità prestazionale, atletica, che serve per acquistare popolarità. Il corpo è un corpo estetico, narcisistico, il bisogno di conferme è più forte dell’accoppiamento sessuale. Nei rapporto hanno paura dei legami, degli abbandoni.

Per quanto riguarda l’abbandono scolastico è un fenomeno che colpisce soprattutto i maschi, presenta un andamento crescente e rimanda alle patologie della vergogna (impossibilità di sostenere la frustrazione, gli ostacoli). Gli adolescenti  sono poco motivati a studiare, i sacrifici per lo studio vengono vissuti come inutili. I ragazzi non vedono più un punto di riferimento negli insegnanti e questa solitudine li spinge a cercare rifugio nella rete e il virtuale è uno dei contesti all’interno dei quali gli adolescenti affrontano la sfida identitaria.

Hanno una visione della psicoterapia diversa dalla nostra generazione. Loro hanno più facilità di accesso alla psicoterapia on-line e all’intelligenza artificiale, quest’ultima viene considerata non giudicante. Cambia quindi il setting: l’orario è flessibile, le distanze abbattute, c’è un ruolo di supporto continuativo (7 giorni su 7, 24 ore su 24). Bisogna però considerare il problema del drop-out, molto spesso abbandonano dopo qualche mese e nei successivi 5 anni non rientrano più nel circuito delle cure.

La strategia di intervento sono gli interventi coordinati, le azioni congiunte volte a intervenire senza prestarsi a conflitti. La scuola dal canto suo deve riacquistare credibilità e non deve essere omologante.

Gli adulti devono offrire tempo, dialogo, curiosità, piacere nello stare con i loro figli. I genitori devono cercare uno spazio per trovare comprensione al dolore dei figli ma allo stesso tempo sapere anche dire dei no!

L’intervento si è concluso con la citazione del Presidente Gian Paolo Meucci:

“La società pecca di omissione di soccorso nei confronti degli adolescenti”.

La Dott.ssa Margherita Dolcino introduce il suo intervento citando il film: Crimes of the future del 2022  diretto da David Cronenberg, regista visionario con una visione sconcertante della realtà futura.

E’ ambientato in una realtà distopica, in un futuro imprecisato, dove i disastrosi effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici hanno modificato il corpo degli esseri umani, adesso in grado di attuare continue mutazioni. Questi uomini proliferano organi che creano una situazione di ingolfamento emotivo e a quel punto entra in gioco la pelle che diventa un organo sensoriale capace di veicolare le informazioni in entrata e in uscita. Le persone quindi si tagliano, per provare dolore, piacere, tutto per sentirsi vivi. Emerge come l’analogia con gli adolescenti sia molto forte. Il cervello non riesce più a gestire la quantità di stimoli che arrivano ed è la pelle che prova emozioni e sensazioni. A questo punto la Dott.ssa Dolcino pone un quesito: “Quanto è spesso il corpo degli adolescenti?”. Oggi sembra che abbiano un corpo bidimensonale;  i tatuaggi enormi e imbarazzanti che ricoprono il loro corpo sembrano essere il tentativo di recuperare la tridimensionalità: uno spessore di un corpo che non c’è più, un corpo che possiamo definire piatto.

Viene citato Luigi Zoja con la sua sindrome di deficienza di introspezione: gli adolescenti non riescono a raggiungere le proprie emozioni e il contenitore necessita di un ricambio continuo.

Le parole che usano: passano da silenzi a vere e proprie emorragie di parole. Nella musica Rap, Trap, Trill le parole sono tante, soprattutto quelle rivolte agli adulti sottoforma di domande, sono parole slegate, piatte, prive di un contenuto emotivo. Il pensiero viene meno.

Ricambio continuo, dinamica delle emozioni molto veloce, ciò che è dentro deve uscire fuori e viceversa; gli adolescenti sono sempre più in difficoltà a riconoscere le emozioni e comprenderle e sono avvolti da un’analfabetizzazione emotiva.

Hanno bisogno di un aiuto esterno che per gli adolescenti oggi è spesso rappresentato dalla moda del momento gli Anger Games: 15 minuti di trattamento rivitalizzante, dove si accede alla stanza della rabbia, il luogo dove si può sfogare l’ira. Si tratta, infatti, di una sala attrezzata e insonorizzata, dove è presente un set di oggetti da distruggere, un piede di porco e protezioni personali; ci sono diversi 3 livelli: basic, premium, deluxe e volendo da casa puoi portare degli oggetti da poter spaccare nella stanza, previa autorizzazione dei gestori. Tutto a pagamento.

Paura di essere tagliati fuori, paura di perdersi degli eventi. Sono le nuove patologie.

Il corpo in tutto questo ha un ruolo centrale. Ha assunto un ruolo totalizzante, centrale, l’adolescente è un enorme Io corporeo. Laddove si ha difficoltà a costruire una identità ci si attacca al corpo ma questo corpo è piatto. Nasce quindi  la necessità di dare un’armatura a questi ragazzi.

Gli adolescenti oggi sono alla ricerca di una diagnosi perché appaiono rassicuranti e vanno a riempire un vuoto. I ragazzi che arrivano in studio ti dicono sono depresso, sono border, sono bipolare; non dicono sono triste, sto male, soffro… Ma in fondo ciò non è molto diverso a quanto è accaduto agli psichiatri, a lungo alla caccia di una diagnosi che arginasse l’angoscia per ciò che non si capiva (il latino capere vuol dire contenere).

Come insegnava il Lacan della Fase dello Specchio, lo sguardo è ciò che costruisce l’identità. Oggi la mamma che allatta da una mano tiene il bambino e dall’altro tiene il cellulare che fissa continuamente, in questo modo non guarda più il bambino. L’adolescente ha bisogno dello sguardo. Posta sui social la sua immagine nell’illusione che questo possa sopperire alla carenza dello sguardo dei genitori e qui entra in gioco l’apparenza che viene veicolata attraverso la pelle che diventa una tela sulla quale gli adolescenti scrivono la loro storia fatta di gioia e sofferenza. Gli adolescenti ricercano o barattano la costruzione dell’identità con apparenze cangianti.

Noi adulti dobbiamo rimettere al centro uno sguardo autenticamente curioso che sia in grado di connettersi con lo sguardo degli adolescenti.

In conclusione viene citata Marina Abramovic, la quale ha fatto del corpo e della pelle un organo sensoriale: “mostrando il dolore davanti al pubblico, che guarda, io mi libero dalla paura e dal dolore”.

La Dott.ssa Anna Berardi affronta il tema della violenza all’interno delle famiglie.

Riprende il concetto di Archetipo, quali rappresentazioni interne che appartengono ai componenti di una certa cultura. Oggi ci sono nuovi modi di pensiero, nuovi linguaggi.

Affronta il concetto di Mito, inteso come narrazione di particolari gesta compiute da dei o mostri; e parla della realtà: Interna-Esterna. L’evoluzione interna porta l’adolescente a non stare dentro a questa crescita e attraverso l’agito c’è una rottura. Viene citato Freud e il Complesso Edipico/Parricidio: la famiglia mi deve dare tutto e il confrontarsi con la realtà esterna diventa più difficile.

M. Klein ha indagato le relazioni all’interno della famiglia. La Klein dice che ci si evolve da una Posizione Schizo-paranoide (la realtà interna e quella esterna vengono viste attraverso l’uso di strumenti netti: il buono e il cattivo, il bene e il male) ad una  Posizione Depressiva (quando il bambino prima si sente gratificato dalla presenza della madre che c’è perché lo nutre e lo accudisce poi si sente vuoto quando la madre non è presente). In questo alternarsi riuscirà a pensare che la mamma è una: è quella che c’è ma anche quella assente. L’altro non è idealizzato ma è un limite. La mente non elude il dolore ma lo affronta.

Ci sono le famiglie disfunzionali dove le relazioni sono basate sulla colpa che può diventare persecutoria (non è colpa mia, è colpa dei miei amici); oppure quando gli attacchi del figli non vengono più digeriti dalla famiglia e quest’ultima glieli restituisce tali e quali e quindi non elaborati. Qui può verificarsi l’agito violento.

L’agito aggressivo può avvenire in presenza di un genitore sadico-intrusivo ma anche fragile: per quest’ultimo gli attacchi del figlio sono attacchi che lo mortificano, lo distruggono.

Gli adolescenti hanno bisogno di una tenuta, di qualcuno che gli restituisca il senso.

Ci sono parti dell’adolescente che devono venire fuori e queste parti generanno una sofferenza e i sintomi sono riscontrabili in:

  • Permalosità
  • Timidezza
  • Chiusura e ritiro
  • Carattere astioso.

Il problema sarà l’intensità di questi sintomi.

Quando la sofferenza non viene accolta, il ragazzo può instaurare rapporti sadomasochistici (soprattutto nei ragazzi più giovani, oppure si innescano liti estenuanti fra i genitori e i figli), disturbi psicosomatici (indicano che l’adolescente ha una fortissima aggressività che in quel momento rivolge a se stesso).

Come si esce dalla spirale distruttiva? Occorre riconoscere il bisogno e accettare l’aiuto.

Importante è la funzione della comunità educante ed è fondamentale la creazione di un contenitore allargato e positivo costituito da un insieme vario di persone che entrano in contatto con il ragazzo e che possano fornire esperienza di contenimento. Il ragazzo ha quindi la possibilità di ritrovare l’oggetto buono e questo è importante per la sua formazione.

Segue l’intervento del Dott. Pietro Ciliberti che propone una serie di spunti letterali: “Il declino della violenza” di Steven Pinker, porta a riflettere sul fatto che in realtà stiamo vivendo in un’epoca più felice di altre; “Piunire” di Didier Fassin, illustra come la popolazione detentiva sia oggi in grande aumento. Negli ultimi decenni le società democratiche sono diventate più repressive, le loro leggi più severe, i loro tribunali più rigidi. Didier Fassin è uno dei maggiori studiosi contemporanei di scienze sociali e in questo libro dimostra che oggi ci troviamo in un “momento punitivo”. Per misurarne la portata, è necessario aggiornare quello che sappiamo sulla stessa «strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere» di cui parlava Foucault; “L’era del vuoto” di Gilles Lipovetsky, mostra come sono cambiati i processi di soggettivazione negli ultimi 20 anni.

Cambia la rappresentazione del disagio e dei disturbi! Il problema è come si rappresenterà il disturbo nei prossimi 5 anni e in quali forme. Perché se non ci poniamo queste domande, noi saremo sempre degli stranieri agli occhi dei disturbi.

Il libro “Il limite” di Remo Bodei parla di che cos’è il limite. La vita degli esseri umani si dispiega nella consapevolezza di essere circoscritti da ogni parte da limiti e confini di ogni genere, ma anche dalla decisa e ostinata volontà di non accettazione delle restrizioni e costrizioni. Bodei parla della scomparsa del limite e la confusione tra il bene e il male.

Negli ultimi 20 anni le condotte esternalizzanti sono maggiormente più presenti.

La scomparsa del logos crea una trasformazione epocale.

La presenza dei disturbi è molto rappresentata.

I servizi fanno fatica ad adattarsi a questi cambiamenti sebbene siano in trasformazione. Stesso discorso vale per le comunità terapeutiche che devono rendersi più contemporanee possibili e le prestazioni offerte devono stare al passo con i tempi: un ragazzo che entra in comunità ora chiede se c’è la rete!

Il corpo negli ultimi 15 anni ha rappresentato molto bene lo stato confusivo e di trasformazione della società. Ci troviamo di fronte a un corpo cambiato anche nel desiderio.   

Con l’intervento del Dott. Ciliberti si è conclusa la sessione del mattino ricca di stimoli e riflessioni.

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