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Ascoltando “il paesaggio musicale”

25 Gennaio 2021
1 commento
Ascoltando “il paesaggio musicale”

Consigli di lettura

Prendendo spunto dagli scambi di consigli, a proposito di letture ed esperienze di fruizione artistiche, conversando con Gianni Giusto, ha preso forma la sua idea di riprendere sul VdP un articolo molto rappresentativo della ricerca di Ugo Morelli di recente pubblicazione su Doppiozero.com.

Durante lo scorso anno e precedentemente c’è stata occasione, per molti dei frequentatori dei Seminari organizzati dal Gruppo Redancia di  ascoltare e interagire con questo autore che  condivide interessi e valori che animano il Gruppo. Il Suo pensiero, acuto e innovativo, spazia su diversi orizzonti e l’articolo che ci piace proporre può costituirne una sintesi che personalmente ho voluto ricollegare al lavoro di lettura e formazione svolto appunto durante i Seminari.

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Ascoltando “il paesaggio musicale”

Con piacere ho ricevuto l’invito a leggere l’articolo di Ugo Morelli, sempre molto produttivo, su Doppiozero. La rivista online offriva anche la lettura vocale che mi ha confermato nell’intenzione aggiungere alle recensioni, così importanti e attente, che ha ricevuto “empatie ritrovate” qualche annotazione personale sul percorso degli ultimi scritti di Ugo.

L’aspetto che la lettura offerta da Doppiozero mi metteva in risalto riguardo alcune parti, frasi o brani particolarmente dotati di ritmo musicale e poetico che immediatamente rimandano a un interesse profondo per la dimensione sonora e le varie forme artistiche che spesso condividono con la musicalità una possibilità di tramite che nell’esperienza dell’ “ascolto” (in senso lato) ne estrinseca al massimo la specificità umana.

Mi ha fatto ricordare quanto Maurizio Peciccia dice di Gaetano Benedetti, il suo maestro, cioè che è stato “la persona che più lo ha ascoltato”  e la risonanza che c’è in questa affermazione rispetto alla progettazione, al metodo che Benedetti e Peciccia propongono nella psicoterapia delle psicosi dove l’elemento intersoggettivo del recupero dei confini del sé si basa sulla possibilità e capacità dello psicoanalista di assorbirne la negatività permettendo così al paziente di entrare in contatto con le parti positive di sé che altrimenti rimarrebbero sepolte nella negatività (la fantasia terapeutica è per benedetti: un’attività produttiva della mente dell’analista che tende a portare avanti per via di immagini i messaggi distruttivi del paziente continuamente trasformandoli). Sono terapie che richiedono tempo, molte ore di ascolto, e spazio, che si concretizza nei luoghi della cura. Voglio ricordare anche Fausto Petrella che quando tratta dell’ascolto terapeutico, sottolinea in modo incisivo la necessità di molti e ripetuti ascolti che paragona alla necessità dei ripetuti ascolti per comprendere un’opera musicale (2018).

Ricordare e riprendere questi autori, da me molto frequentati e amati, negli ultimi anni, mi conduce a precisare come l’accento di Ugo Morelli sull’ “imparare a imparare” o meglio comprendere “perché non impariamo” colleghi i discorsi collocandoli all’interno di una cornice che ci riporta alla necessità di affinare capacità umane di sensibilità e tatto e a ricordarci che percezioni più acute e originali spesso si sviluppano concretamente come espressioni artistiche.

Nell’ambito di molte discipline oggi, secondo criteri sempre più inclusivi, il senso estetico e le scaturigini della creatività umana vengono collegati alla ricerca in senso generale, alla conoscenza anche scientifica e forse a tutte le capacità simboliche e costruttive della mente. Da questo deriva anche l’anello di congiunzione al tema dell’etica implicito alla responsabilità della consapevolezza del limite, che a più riprese nel discorso di Ugo Morelli si sostanzia come chiave di volta per la stessa sopravvivenza di homo sapiens.

Tornando al percorso degli ultimi scritti di Morelli mi pare interessante sottolineare la sua modalità di esprimersi ,con le parole dei poeti, che vivono al di sopra delle loro possibilità, come da lui spesso sottolineato citando Luigi Pagliarani, nel far risuonare i rimandi dei poeti come uno strumento musicale.

Per esempio  nel seminario sul tempo in comunità terapeutiche del 5 gennaio scorso su Pol.it ci ha proposto il capitolo 5 di “Empatie ritrovate -entro il limite per un mondo nuovo” che tratta del tempo dalla crisi della prospettiva al tempo vissuto, mettendo in luce distorsioni tipo il concetto in uso di tempo reale. In quella occasione ha voluto leggerci di persona parte dell’ipotetico dialogo tra le coordinate spazio-temporali della nostra vita mostrando dal vivo  una modalità  di analisi e di conoscenza che passa attraverso l’immedesimazione utilmente rappresentabile persino rispetto i parametri che fondano la nostra esistenza. Infatti, l’uomo nella sua capacità di finzione e gioco può dar voce anche al tempo e allo spazio dimensioni straordinarie dell’immaginazione. Per inciso in questo capitolo viene avanzata “una prospettiva poetica e tecnica allo stesso tempo: quest’ultima, come ogni salto di qualità’ progettuale, l’ ha ricordato Renzo Piano a proposito del ponte di Genova: “dietro la tecnica molto spesso c’è una cosa  non detta, la poesia; se ne parla poco però perché come il silenzio, appena la nomini svanisce”.


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Una risposta.

  1. Antonio Maria ferro ha detto:

    Grazie Caterina: il tuo breve scritto mi fa piacere. Ascoltare , vedere , riconoscere, sentire L altro da te ed attraverso lui “ sentirti”
    Sono rilevanti caratteristiche e doti potenziali dell’uomo
    Paradossalmente sono piuttosto rare tra gli psichiatri e tra quelle persone che sentono, non ascoltano, pronti a dir subito la loro, ad ascoltare quasi sempre e solo se stessi

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