Linguaggio e musica

di Francesca Fazzini

 

Come noto, i pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico presentano una difficoltà di comunicazione verbale, che può andare da un ritardo di comparsa del linguaggio  a una sua completa assenza. 

Superare o per lo meno migliorare,  la capacità di comunicazione verbale nei bambini affetti sarebbe un obiettivo che migliorerebbe notevolmente la qualità di vita  dei pazienti stessi e delle loro famiglia. Da qui si aprono gli sforzi della musicoterapia per aprire un varco nel silenzio del bambino autistico, aiutandolo a superare quel muro che lo distacca dalla realtà e che lo isola in un mondo tutto suo.

 

Di certo, come si legge nell’articolo, la musicoterapia non fa miracoli, ma può aiutare i pazienti a stare meglio, a calmarsi e a volte a trovare un modo, non verbale, di esprimersi. 

 

L’Istituto Stella Maris (Calambrone) ha partecipato a un progetto di ricerca su musicoterapia e autismo. I risultati finali possone sembrare, almeno in apparenza negativi, l’effetto della musicoterapia sulla gravità dei sintomi autistici  misurati con specifiche scale, non hanno avuto un impatto significativo.

 

Del resto con 19 sedute di musicoterapia non si poteva pretendere un miglioramento della sintomatologia, quando si ha a che fare con una patologia cosi complessa e pervasiva quale l’autismo infantile. Tuttavia le famiglie e i bambini si sono dimostrati entusiasti nel partecipare alle sedute, la motivazione sociale dei piccoli partecipanti ( bambini dai 4 ai 7 anni) è incrementata, così come si sono ridotti i movimenti stereotipati e ripetitivi dei bambini durante le sedute.

 

Altro dato incoraggiante  viene dal neonatologo De Felice che, studiando bambine affette da Sindrome di Rett, ha dimostrato che l’ascolto di una voce così detta “violino”,  rilassante e non dura, aumenta l’ossigenazione del sangue riducendo la frequenza cardiaca e lo stress ossidativo tipico della sindrome e, soprattutto,  aiuta le bambine a creare un ponte verso il mondo , seppur fragile e temporaneo. (La sindrome di Rett fa parte dello spettro autistico, su base genetica, colpisce principalmente le femmine, e dopo un periodo di apparente sviluppo psicomotorio nella norma, 4-5 mesi, si osserva a un progressivo deterioramento delle capacità acquisite con grave ritardo del linguaggio e dell’acquisizione motoria, ritardo mentale grave, epilessia, comparsa di movimenti stereotipati delle mani, perdita di interesse ambientale).

 

Quindi la musica e la musicoterpai se in mano esperte e associata ad altri trattemti specifici possono contribuire ad aprire nuove forme di comunicazione. La stretta correlazione tra musica e linguaggio è ormai ben nota e di sicuro la musica potrà aiutare a fare da tramite verso la comunicazione verbale e non. Il legame tra musica e linguaggio. Già Darwin, nel 1871, nel suo saggio “L’origine dell’uomo” ipotizzava che linguaggio e musica fossero evoluti da un proto linguaggio musicale, utilizzato dai nostri antenati per la difesa del territorio, per il corteggiamento e per la trasmissione delle emozioni.

 

Seguendo questa linea di ricerca, è stato dimostrato da studiosi australiani (William Ford Thompsono dell’’ARC centre of excellence in cognition and its disorders della Macquarie università of SidneY) che soggetti con amusia, un deficit neurologico di comprensione della musica, presentano anche una comprensione limitata delle emozioni trasmesse dalla prosodia del linguaggio parlato. Musica e linguaggio ancora una volta condividono gli stessi meccanismi che innescano risposte emotive.

 

Di certo la musicalità del linguaggio ci accompagna sin da prima della nascita e gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del linguaggio. Il neonato, già dopo poche ore dalla nascita, dimostra una preferenza per la voce materna che riesce a distinguere tra i tanti suoni che lo bombardano. I tratti distintivi della voce della mamma erano, infatti, già stati appresi in utero.

 

La mamma diventa la “compagna di comunicazione” a partire dalla vita intrauterina e questo legame emotivo non farà che rafforzarsi dopo la nascita. “L’apprendimento intrauterino delle caratteristiche della vocalizzazione che segnalano emozioni affettuose”(Treverthen 1998), possono arrivare a produrre preferenze per particolari canzoni o cantilene, come se la capacità precoce di ricezione dell’espressività umana sia resa possibile da strutture cerebrali innate dedicate alle emozioni e ai loro mutamenti dinamici.

 

L’infante si dimostra capace di discriminare accento, intensità, sonorità, qualità della voce. Nelle settimane dopo la nascita il neonato e la madre imparano a sintonizzarsi come in una sorta di “danza” a due, “ il passaggio di espressioni emotive in entrambe le direzioni instaura e regola uno stretto contatto mentale..e il gioco reciproco viene a organizzarsi in una coerente esecuzione a due”.(Treverthen: Empatia e biologia, 1998).

 

Viene a crearsi una proto conversazione dove le parole non servono, dove esiste uno scambio reciproco tra madre e neonato e viceversa, basata sulla prosodia, tono, ritmo, musicalità della voce. Il risultato finale è che madre e bambino saranno  uniti da un unico identico ritmo, in cui uno ascolta e l’altro risponde.

 

La musicalità è secondo Trevarthen alla base del comportamento motorio umano, identifica l’impulso ritmico a vivere, muoversi, comunicare con un altro da sé, attraverso la condivisione di ritmo, forme melodiche e armonia. Le prime vocalizzazioni dell’infante sono tessute sulla musicalità, in un duettare emozionale con la madre: ritmo e melodia legano due esseri umani in un’attività motoria simultanea , ove il significato è la condivisione emotiva di un’esperienza sociale.

 

Quando si parla di proto linguaggio si fa riferimento a una sorta di “motherese”, cioè a quel linguaggio che la madre utilizza quando si rivolge al suo bambino. Si è osservato che la tonalità vocale, l’andamento melodico, il tempo, la metrica e la ripetitività risultano comuni a linguaggi e culture molto diverse tra loro, ciò significa che una mamma cinese e una americana parlano secondo lo stesso modello di linguaggio infantile. La madre emette brevi espressioni, il piccolo si inserisce nelle pause, ciascuno aspetta il suo turno e  pian piano la gamma dei tratti prosodici si va così arricchendo (dopo il terzo mese).

 

Le variazioni di tono della madre servono a segnalare i cambiamenti del proprio stato emotivo e l’empatia che prova per le emozioni del bambino. Purtroppo il contatto emotivo tra madre e bambino può anche fallire, vedi autismo o depressione materna. Le emozioni che si succedono nello scambio diadico paiono essenziali per la regolazione dello sviluppo cerebrale e per la crescita psicologica del bambino. “ Le emozioni che generano le espressioni in cervelli separati , quello della madre e quello del figlio, possono giungersi a unirsi in una confluenza di affetti che sviluppa un’organizzazione autonoma, come accade tra due musicisti esperti che improvvisano un unico brano armonizzandolo in maniera coerente e di piacevole ascolto..” (Trevarthen).

 

Disturbi emotivi in entrambe le parti possono avere un impatto distruttivo sulla diade , tale da impedire l’emergere o il perpetuarsi del  gioco della proto conversazione con le devastanti conseguenze che tristemente conosciamo. Nel bambino autistico il distacco emotivo che lo caratterizza, probabilmente legato ad anomalie di strutture cerebrali deputate all’analisi delle emozioni e della comunicazione, influisce drasticamente sulla qualità delle relazioni intersoggettive, sulla reattività e sulla capacità di agganciarsi in quel gioco reciproco di movimenti e vocalizzi su cui pare basarsi la possibilità di sviluppare in seguito la comunicazione linguistica.

 

Chissà se musica e  musicoterapia riusciranno a contribuire alla ripresa del cammino verso la comunicazione drasticamente interrotto agli albori della vita nei bambini affetti, ma di sicuro potranno migliorare la loro qualità di vita, favorendo un contatto emotivo, aumentando la loro capacità di adattamento sociale e facilitando la relazione con i genitori, come i dati della ricerca sembrano dimostrare. 

 

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