Maccheroni al pomodoro sul soffitto alla sessione di Laurea

Ovvero le apparenti contraddizioni della giornata

di Monica Carnovale

 

Qualche giorno fa G. si e’ laureato con 110 e lode; una laurea ottenuta forse un po’ in ritardo in quanto non e’ piu’ un ragazzo, ma ha avuto qualche problema da risolvere che lo distoglieva dallo studio.

 

A. invece, lui non ha mai studiato, o meglio studia ogni giorno un’ altra materia. Non e’ un intellettuale, e’ un uomo fortemente impegnato a tenere insieme i suoi pezzi.

I pezzi di A. sono costituiti da emozioni contrastanti, desideri, paure, azioni violente e tentativi di rimedio ai propri guai.

Conosco entrambi da qualche anno, vivono in due luoghi diversi di cura e li vedo con una certa frequenza.

Non c’e’ niente che apparentemente li lega, sono molto diversi.

G. e’ tranquillo, pacifico, intimista, accomodante, benvoluto da tutti.

A. e’ irruento, aggressivo, strafottente e sgradevole ai piu’.

Dopo la proclamazione della Laurea, G. ha avuto la sua corona d’ alloro, come tutti i neo laureati. Gliela abbiamo regalata noi. Ora la conserva con cura nella sua camera.

Ha indossato la giacca e la cravatta quel giorno e nella foto con gli operatori e la sorella sorride orgoglioso.

Mentre G. sorrideva incredulo, A. tirava contro il muro un piatto di maccheroni al sugo perche’ gli erano stati negati.

Sì erano i maccheroni destinati ad un altro. Lui aveva gia’ avuto il suo piatto.

G. mi ha detto ieri che continuera’ una ricerca con il suo professore, che la settimana prossima iniziera’ nuovamente a studiare . Verso una meta, verso una nuova fatica ed un obiettivo da raggiungere.

Dice che con noi sta bene, con noi e’ riuscito a ritornare a progettare.

Anche A. dice che con noi sta bene. Lo dice in un altro modo, piu’ complesso e meno immediato.

A. ha paura di doverci lasciare, sa che succedera’ probabilmente presto. Lo dice aggredendoci, guardando con odio i compagni che riescono a dirci grazie.

Le esperienze di cura di A. sono state finora devastanti per lui e per chi gli capitava come compagno .

Da quasi tre anni e’ con noi. La sua antipatia ormai ci e’ quasi familiare.

Oramai io e Paolo sappiamo che almeno una volta alla settimana A. ci richiama in qualche modo per farsi “sgridare”. Cosi come un bambino cerca l’ attenzione dei genitori facendo disastri.

G. ed A. sono due rovesci della stessa medaglia. Il senso di solitudine ha portato il primo a chiudersi e a pensare di essere un incapace, mentre ha portato A. ad allontanare tutti aggredendoli.

Importante e’ capirlo.

Importante e’ essere in grado di far loro capire che lo abbiamo capito.