Numeri de Il Vaso di Pandora

Vol. XXII, N. 1, 2014

Redazione
9 Novembre 2013
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Vol. XXII, N. 1, 2014

 

IL VASO DI PANDORA

Dialoghi in psichiatria e scienze umane

Vol. XXII, N. 1, 2014

 

Sommario

 

Editoriale

G. Berruti

pag. 7

 

TRA PRASSI E TEORIA

La responsabilità colpevole tra libero arbitrio e neodeterminismo biologico. Profili psicologici e forensi dei nuovi strumenti delle neuroscienze

M. Casellato, D. La Muscatella, S. Lionetti

pag. 13

 

APPUNTI DI VIAGGIO

Gli indicatori nei percorsi di salute mentale: i trattamenti sanitari obbligatori, i trattamenti sanitari obbligatori nei pazienti seguiti dai servizi di salute mentale, i trattamenti sanitari obbligatori nei pazienti seguiti dai Ser.T.

M. Arcellaschi, F. Lorenzotti, G. Rebolini, G. Ulivi

pag. 43

 

QUATTRO PASSI PER STRADA

Recensione:

“Psicopatologia e Politica”

A cura di F. Comelli

P. Pisseri

pag. 69

 

OLTRE…

Oltre il limite. Note fenomenologiche sul viaggio

R. Morlotti

pag. 79

 

 

 

Editoriale

 

Il piacere di scrivere l’editoriale per Il Vaso di Pandora ha molte ragioni. Una di queste è senza dubbio il piacere un po’ maligno di leggere, prima degli altri, lavori di solito interessanti e che mostrano qualcosa di nuovo nel nostro operare, che spesso invece rischia l’autoreferenza. Ma un altro è, almeno per me, la curiosità di trovare in quello che leggo un filo rosso, il coagularsi in un’idea, di un’immagine, che nella complessità del nostro pensare (almeno quando riusciamo ad essere complessi) aiuta ad accostare cose apparentemente lontane. Così, per me, preparare l’editoriale è diventato una sorta di esercizio di pensiero, e come tale ve lo propongo.

 

Iniziamo con Arcellaschi, Lorenzotti, Rebolini e Ulivi. Hanno scritto un articolo ricco di dati, ben documentato, e ricco di spunti per pensare, prima ancora che misurare, il lavoro dei servizi psichiatrici. In questa fase storica e sociale, in cui alla sempre più evidente complessità del nostro operare si contrappone una propensione alla semplificazione, il più delle volte poco interessata ad altro che non sia il risparmio sulle risorse, può essere molto utile una riflessione aperta, che suggerisce proposte ma anche paradossi e ambiguità (nel senso in cui la intendeva Racamier) nel loro scritto ci sono tanti spunti interessanti sulle direzioni che l’assistenza psichiatrica potrebbe prendere. Alcuni di loro vanno cercati tra le pieghe del testo, quindi leggete con attenzione.

Il gruppo di Rebolini si è avvalso del Trattamento Sanitari Obbligatorio come strumento centrale per la valutazione dei servizi del TSO come indice del lavoro dei servizi psichiatrici. Naturalmente usare il TSO come strumento di misura è molto controverso, per tante ragioni, ma è interessante come riferimento, perché il TSO è un luogo estremo e di confine della pratica psichiatrica, che interrompe, sia pure per poco, il diritto all’autodeterminazione e la libertà personale, spostando sul terapeuta, e comunque sugli psichiatri, questo diritto fondamentale. Con che diritto?

Da un’altra prospettiva Casellato, La Muscatella e Lionetti affrontano la stessa questione: il tema, molto delicato, è quello dei confini, della responsabilità individuale (che è poi la versione medico legale del libero arbitrio), alla luce delle nuove acquisizioni delle neuroscienze e del neuroimaging. Il tema è caldo per molte ragioni.

Il neuroimaging è di moda, per il progredire delle conoscenze e per il contributo che sta dando alla neurobiologia. La neurobiologia dal canto suo sta progressivamente ridisegnando l’immagine dell’uomo; in parte, in grande parte, recuperando molte intuizioni della psicoanalisi, disegnando un uomo in costante relazione implicita e corporea con l’altro e col mondo, e rendendo la responsabilità individuale meno facilmente definibile e identificabile. È il concetto stesso di Io occidentale che entra in crisi. Questo, laddove un’eventuale patologia interviene, può rendere la valutazione della responsabilità molto complicata.

Scendendo nella pratica quotidiana poi, il tema degli autori di reato è veramente molto attuale, tra OPG che dovrebbero chiudere e non chiudono e strutture dedicate che dovrebbero sorgere, e non sorgono, ed emergenze nei reparti psichiatrici che si accavallano.

Anche qui i temi e gli stimoli sono tanti, ma vorrei segnalare al lettore come in questo scritto tornano a fare capolino concetti come comprendere e spiegare, che a loro volta sono riverberi di rispettive filosofiche fondamentali, ma che qui portano alla luce una serie di temi e di questioni che mettono i giudici e la giurisprudenza davanti a difficoltà teoriche e pratiche che, peraltro, ben conosciamo.

Infine Pisseri ci guida all’interno di un libro che, come lui stesso fa notare, ha un nome antico, che richiama le radici stesse della psichiatria che pratichiamo nella comunità, il rapporto tra psicopatologia e politica. Il tema viene affrontato in modo complesso e articolato, molto diverso dalla facilità ideologica degli anni della riforma, e dove la politica è realmente vista come la vita della polis, nei suoi diversi aspetti: il pensare come limite all’autoritarismo, il senso del limite e la responsabilità che ne deriva come elementi di una razionalità fondamentale, la tecnologia e il suo impatto sulla libertà individuale come problema, e infine la necessità dell’assunzione della responsabilità della tragicità della vita. Tutto ciò è contrapposto a un’esperienza del mondo paranoide e negatoria che ci riduce a massa e che richiede che siamo massa. Una condizione di cui abbiamo fatto e facciamo tristemente ogni giorno esperienza.

Leggere tutto questo mi ha condotto verso un tema fondamentale, che per me ha rappresentato la guida alla lettura, o meglio il punto di arrivo della lettura di questo numero de Il Vaso di Pandora, ed è quello dell’etica, della nostra responsabilità come curanti, che è quella di tutti i medici, ma che è aumentata, e ognuno di questi lavori lo mostra a suo modo, dalla continua esperienza della necessità di definire momento per momento, caso per caso, il limite della libertà personale col e del paziente, nella consapevolezza che prendiamo continuamente decisioni fondamentali per la loro vita. Siamo attrezzati, siamo pronti per questo?

 

Buona Lettura

Giuseppe Berruti

 

 

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