LE VITTIME DI LUDOPATIA

 
 
Mi interessa fermarmi sulla perizia di Crepet. Se ho capito bene,  interviene come perito di parte incaricato da Lottomatica ( che sta facendo propaganda al gioco d’azzardo anche promettendo bonus tramite Email). Ciò rende necessario fare una tara alle sue dichiarazioni. 
 
Nel suo ruolo, ha mantenuto il giusto equilibrio fra l’obbligo contrattuale di sostenere le ragioni del cliente e quello etico – deontologico di ricorrere ad argomentazioni tecnicamente difendibili? Su questo, preferisco non pronunziarmi. 
 
 Il problema della ludopatia è troppo importante e complesso per essere liquidato rapidamente. Certo, non ogni azzardo è per definizione patologico: ma le correlazioni sono importanti e significative.
 
 L’epidemiologia ci dice che i giocatori patologici hanno un rischio lifetime di suicidio pari al 20%. Una notevole parte di essi presenta  alterazioni della personalità rientranti in linea di massima nel cluster B, quello che include i tipi borderline, antisociale, istrionico, narcisistico, con tratti prevalenti di incostanza e inaffidabilità, tendenza a drammatizzare, instabilità emotiva, impulsività.  E’ stato prospettato anche un collegamento con il disturbo dell’attenzione con iperattività. In ogni caso, si associano frequentemente sintomi ansioso – depressivi e uso di sostanze.
 
Esistono, fra l’altro,  situazioni di patogenesi sicuramente psicoorganica, che autorizza a collocarle nel campo della psicopatologia:  la somministrazione di alte dosi di dopaminergici, come nel Parkinson, ha un ben dimostrato ruolo nello svilupparsi di ludopatie anche gravi. Ho visto un  paziente affetto da ludopatia con questa patogenesi che, da uomo d’affari di successo quale era, è giunto al totale dissesto. Vive ormai in una casa di riposo e la ex moglie gli passa per le piccole spese 10 euro al giorno, che egli immediatamente si gioca. Il suo benessere economico si è spostato, andando a incrementare quello dei gestori delle macchinette. Viene in mente Marx, che paragona il gioco d’azzardo al furto: entrambe attività che non producono beni, ma realizzano un semplice trasferimento di valore.  
    
E’ dunque assolutamente superficiale sostenere la fondamentale sanità di ogni attività di gioco comportante azzardo, come d’altronde il ritenerlo sempre patologico. Certo, può appagare alcune importanti nostre esigenze: in un’ottica etologica, può far rivivere l’esperienza del rischio che forse in qualche modo ci manca, in paradossale contrasto con il nostro incessante impegno nel procurarci una esistenza totalmente garantita; in un’ottica psicodinamica, il gioco ci dà l’occasione di vivere l’illusione onnipotente di ottenere molto con poco, di  padroneggiare la sorte, di capovolgerla in un sol colpo: è un classico il frequente atteggiamento superstizioso del giocatore – tipo.
 
E’ uno dei temi che si intrecciano ne “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello: il protagonista trova in una vittoria al gioco molto remunerativa la possibilità di sostituire una condizione di vita, ormai poco tollerabile, con un’altra nuova di zecca, anche perché il contemporaneo falso annuncio della sua morte lo libera da ogni condizionamento lasciandogli in apparenza aperta ogni strada, compresa l’assunzione di un nuovo nome; ma la speranza di cancellare le difficoltà della vita si rivela una illusione. 
 
Il gioco può dunque avere un suo ruolo (consolatorio?) nella nostra economia mentale, non diversamente da quell’uso di sostanze che entro certi limiti tolleriamo, forse necessariamente, con la tazzina di caffè o il bicchiere di vino; ma come accade con queste, se ne può non raramente perdere il controllo così da cadere in una vera addiction con conseguente aggravamento dei tratti abnormi di personalità eventualmente preesistenti, e possibile rovina economica.
 
 E’ forse inevitabile l’ambiguità della nostra posizione nei confronti di queste attività; quel che è certo è che comportano un rischio. Non mi pare quindi ammissibile il rifiutare all’autorità politico –amministrativa il diritto – dovere di porre  -  senza giungere a un futile proibizionismo – dei paletti che la contengano.
 
 
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