IL GIOCO E’ PATOLOGICO?

di Giovanni Giusto

 

Domanda che è di moda soprattutto per merito (?) dei media che danno ampio risalto alla ludopatia.
Io ho sempre pensato che il gioco e la capacità di giocare è fondamentale per la crescita neuropsicologica e utile per evitare l'invecchiamento precoce.
Quale tipo di gioco?
Ogni tipo di situazione ludica che ci metta in contatto con il piacere. 

Piacere di stare insieme, di concorrere, di vincere di confrontarsi con le proprie capacità ed i propri limiti.

 

Se così fosse potremmo allora sostenere che il problema non è tanto il gioco in sé quanto l'esperienza di piacere e tutti quei meccanismi neuropsicofisiologici che comporta compresa la dismissione di endorfine e l'azione sui neurotrasmettitori cerebrali.


Non è semplice confrontarsi con il piacere e con il desiderio, quando essi diventano fonte esasperata di riferimento personale senza un’adeguata definizione dei confini del sé si rischia di perdere il contatto con la realtà. Lo stesso avviene per il cibo, il sesso, il fumo, le sostanze stupefacenti ecc.


Il grado di compromissione della personalità possibile è evidentemente diverso rispetto ai distretti corporei interessati ed alle conseguenti patologie possibili.
L'occasione fa l'uomo ladro recita un adagio popolare, ma in questo caso la domanda che potremmo porci è: chi diverrà ladro e chi no ed ancora quale responsabilità ha colui che crea l'occasione?


Se seguiamo questo ragionamento potremmo chiederci se e che responsabilità ha lo Stato che guadagna dalla vendita delle sigarette, dal gioco del lotto e dalle varie lotterie (gratta e vinci ecc.).


Siamo quindi a valutare il problema della dipendenza.
Ritengo che sia un rischio che non si può evitare, che non va sottovalutato, che ha delle oscillazioni statistiche in virtù delle epoche storiche e delle abitudini, penso che scarsa incidenza sul fenomeno abbia l'offerta purché sia chiaro il rischio: " chi tocca muore " si legge sui tralicci dell'alta tensione.


Ecco è un po’ così: bisogna scriverlo e dirlo a chiare lettere, ma non necessariamente si realizza almeno nel caso del gioco che se interpretato correttamente, non esasperato da sottostanti bisogni compensativi diventa un utile momento (sottolineo) distraente ovvero che ci permette di uscire dalla di situazione ripetitiva e annichilente della quotidianità e ci riconcilia con il ricordo dei momenti di spensieratezza infantile in cui fantasie e realtà si incontravano favorendo la crescita e
la separazione non traumatica.

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