DAL CAOS AI RITMI UNIVERSALI COSÌ SI È EVOLUTA LA MUSICA

 
 
L’affascinante ricerca condotta dal giovane ricercatore italiano Andrea Ravignani (Max Planck Institute) ha il sapore dell’avventura epica: la ricerca di un “Santo Graal musicale”, una matrice che accomuna tutti gli uomini a prescindere dalle varie culture e, spingendosi a ritroso fino ai primati e altri animali (le foche, in particolare), affonda le sue origini nella nostra evoluzione. In sostanza Ravignani, che è anche musicista, aspetto non secondario, ha scoperto che il ritmo binario e quello ternario, composti da accenti forti e deboli, sono profondamente radicati negli esseri umani, una sorta di esperanto, un alfabeto musicale che ci accomuna.
 
L’esperimento che ha condotto è ispirato al gioco del telefono senza fili: in sostanza, partendo da un ritmo complesso prodotto meccanicamente, Ravignani ha notato che dopo alcuni passaggi tra i soggetti il ritmo diventava regolare, assestandosi  su modelli a noi familiari: la marcia e il valzer.
 
Il grande potere di coinvolgimento della musica pare dunque attingere ad alcuni “elementi di base” che il nostro cervello riconosce come familiari.
 
Certamente già dall’utero materno la nostra prima conoscenza del mondo è sonoro/musicale, il battito del cuore materno accompagna le nostre prime percezioni, insieme alle voci (quella della madre in particolare), ai rumori e alle musiche provenienti dall’esterno.
 
Possiamo altresì immaginare che siano suoni troppo forti o sgradevoli a costituire le nostre prime esperienze spiacevoli.
 
Dopo la nascita viviamo poi una delle esperienze più forti fondati la nostra persona, ancora una volta musicale: attraverso la lallazione, infatti, sono madre e figlio a tessere come prima forma di dialogo una “partitura” ritmica, melodica e ricca di variazioni.
 
La madre utilizza istintivamente aiutandosi con la mimica, in particolare quella facciale, la tecnica del rispecchiamento musicale imperfetto (utilizzata in Musicoterapia), trasmettendo al bambino due messaggi fondamentali: “ci sono, ti ascolto” e “sono una persona diversa da te”. E’ un momento fondamentale per la differenziazione del sé del neonato (Stern, 1987).
 
Personalmente, come Musicoterapeuta, mi auguro che anche questa ricerca, che Ravignani vuole estendere a persone appartenenti ad un numero più grande possibile di culture diverse, abbia successo. 
Il suo contributo accrescerebbe le basi scientifiche di una disciplina ricca di possibilità di intervento, che pone al centro della relazione terapeutica l’esperienza musicale, che può essere anche occasione di ri-vivere in modo armonioso le nostre prime esperienze vitali.
 
 
 
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