Attualità

La guerra dei sessi

Giovanni Giusto
4 Luglio 2013
1 commento
La guerra dei sessi

Femminicidio e dintorni
Commento a fatti di cronaca ricorrenti

Oggi, passeggiando sono stato colpito da un manifesto che pubblicizzava un’iniziativa pubblica contro il femminicidio, termine che peraltro non ritroviamo nel vocabolario italiano, ma che evoca tragedie ripetute degli ultimi periodi.

Non so se  l’incidenza degli omicidi di donne , perchè di questo si tratta, sia effettivamente aumentata negli ultimi tempi; di sicuro se ne scrive e parla molto e tutto ciò contribuisce a evidenziare quella che potrebbe apparire la “guerra dei sessi“.

Può essere che tra qualche tempo, come è avvenuto per i pedofili, l’attenzione dei media cali e quindi anche la frequenza sottolineata di episodi del genere,ma  sicuramente la forte passione che sottende il rischio dell’aggressione violenta dell’uomo sulla donna rimane.

Femminicidio appunto, il termine sottolinea intensamente la differenza di genere.
Io parlo di donna qui si parla di femmina, parrebbe quindi che sia l’elemento femminile quello su cui si accanisce la violenza, quindi l’aspetto più biologicamente determinato e come tale più intensamente legato al meccanismo di piacere-dispiacere e di presenza-abbandono.

Tutte le storie hanno a che vedere con periodi d felice convivenza interrotti più  o meno bruscamente da liti e separazioni; l’elemento “gelosia”seppur presente sembra passare insecondo piano rispetto all’abbandono e alla conseguente solitudine e crisi di identità affettiva con intense  e ripetute recriminazioni

Che cosa porta quindi a mettere fine alla vita dell’amata (ex) e alla richiesta di (implicita) punizione che inevitabilmente modificherà anche la vita futura dell’omicida.
Trattandosi di un commento alle diverse notizie di femminicidio, ovviamente non ritengo d poter dare una risposta unica ed esaustiva, ma vorrei fermare la vostra attenzione sulla passione, ovvero su quel trasporto amoroso intenso e spesso apparentemente insensato che condiziona i nostri comportamenti anche giornalieri e che è  fatto di coinvolgimento di psiche e soma in un intreccio psiconeuroendocrino che spesso influenza i nostri comportamenti.

Adamo ed Eva ne furono schiavi e persero il paradiso, Lilith prima ancora rappresentò l’emblema della femmina generatrice di vita e di piacere orgasmico  difficilmente sopportabile se non attraverso una serie di controlli che potremmo definire comportamentali del maschio sulla femmina tendenti a sottolineare il predominio e quindi il controllo dell’uno sull’altra.

Quando appunto questo controllo viene meno c’è la crisi che spesso sfocia in tragedie e violenze individuali o in soprusi sociali, basti pensare a come sono trattate le femmine , pardon le donne, tuttora in molte parti del mondo e come per ottenere da noi parità di diritti ( anche di doveri) abbiano dovuto combattere battaglie lunghe e non del tutto finite: pensate all’assurdità nel dovere nelle pubbliche amministrazioni affermare la necessità delle cosiddette”quote rosa”.

Provocatoriamente mi è venuto in mente di proporre una comunità terapeutica, visto che di questo mi occupo, che si prenda cura con una psicoterapia residenziale di uomini costretti dalla loro momentanea follia (che badate bene non giustifica minimamente l’atto criminoso in sè) ad uccidere l’oggetto della loro passione nella speranza  di punire questo insieme a loro stessi .

Chi vince, chi perde ………?



Una risposta.

  1. Roberta Antonello ha detto:

    chi ricorda ‘la signora della porta accanto’ di truffaut sa che le due coppie che sitrovano ad abitare vicine in una linda e conformista provincia, con rituali borghesi, dialoghi scarsi, senza litigi anche quando scoppia il dramma del tradimento della passione travolgente tra il marito di una coppia e la moglie dell’altra coppia. Si prendono rimedi, Nuovo figlio, allontanamento temporaneo, tutto mentre la passione continua ma non è dialogata, il dolore non compare, l’unico dolore che compare è quello della narratrice della storia, una signora che a seguito di un abbandono ha tentato il suicidio, ne ha riportato conseguenze ma si è ricostruita attraverso la sofferenza, prendendo decisioni drastiche, come non vederlo più. In somma quello che voglio dire è che nel dramma passionale di questa copiia non compare il dolore, e nemmeno nei rispettivi partners, tutto è affrontato con abitudini sensate in un contesto pulito, freddo, per bene, tra il tennisi e le abitudini da tutti approvate. Voglio dire che mi sembra che alcune coppie veramente si leghino appoggiandosi ad un contesto approvante, usuale, condivisibile, borghese o proletario che sia, che non costruiscano se non per gli altri un apparente ben stare insieme, che non affrontino il dolore e il piacere del contrasto di opinioni, della dissidenza tra loro ma che vivano per gli altri. E così il dolore ma anche la capacità di affrontarlo di costruirsi una propria cultura famigliare attraverso il dialogo, non sempre facile, e la sicurezza della propria esistenza, dell’essere una persona in piedi, con una sua autonomia ma anche una persona in coppia con un altra in grado di affrontare l’imprevisto, non si costituisce. E un bel giorno con stupore uno scopre che l’altra lo ha tradito se ne è andata, di nuovo appoggiandosi ad un altro. E il tradito non prova dolore prova furore.
    Come si spiega la violenza che ci circonda così poco motivata a volte se non per l’intolleranza all’imprevisto, al dolore?
    Certo il film che mi piace molto può essere letto in tutta altra legittima maniera ma mi interessava sottolineare un aspetto. E questo commento si lega anche al suicidio del padre per il tentato suicidio del figlio. Non sto in piedi davanti ad un dramma non riesco ad elaborare una minima fiducia che una parte di me è in piedi e deve rimarginare l’amputazione subita. Il dolore insegna, basta che non sia troppo

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