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GLI ADOLESCENTI: GESTIONE CLINICA E APPROPRIATEZZA DELLA TERAPIA FARMACOLOGICA

Federica Olivieri
10 Febbraio 2015
1 commento
GLI ADOLESCENTI: GESTIONE CLINICA E APPROPRIATEZZA DELLA TERAPIA FARMACOLOGICA

GLI ADOLESCENTI: GESTIONE CLINICA E APPROPRIATEZZA DELLA TERAPIA FARMACOLOGICA

di F. Fazzini & C. Rambelli

L’adolescenza è quel periodo dell’età evolutiva durante il quale avviene la transizione dallo stato infantile a quello dell’individuo adulto. Dare limiti fissi è però un’impresa molto ardua, infatti, si tratta di un tema di carattere prettamente psicologico. In particolare, sebbene l’adolescenza inizi con la pubertà, non è solo il mutamento biologico connesso con la pubertà, che provoca la rivoluzione adolescenziale. Altrettanto importanti sono gli aspetti psicologi ed emozionali, che le stesse modifiche corporee in questa fase della vita suscitano nel soggetto e in chi lo osserva.

Dunque, possiamo sottolineare che gli elementi che contraddistinguono questo periodo della vita sono rappresentati da incertezza e cambiamento, ma altrettanti sono la spensieratezza e superficialità. L’adolescenza è quindi una fase di passaggio che alcuni possono superare con disinvoltura, ma che per la maggioranza degli individui rappresenta un lungo viaggio, talvolta ricco di ostacoli e fonte di disagi.
E’ bene precisare che il cambiamento affrontato dall’adolescente è violento, l’adolescente, infatti, subisce la violenza dei cambiamenti del corpo e di conseguenza ne risponde, attraverso l’intensificazione di pulsioni sia libidiche sia aggressive. Tali intensificazioni, che volente o nolente agisce e subisce, sono necessarie all’adolescente per riorganizzarsi e divenire adulto. Ne ha bisogno per modificare l’ambiente, per conoscersi, per diventare più assertivo, per raggiungere gli scopi e le mete che la sessualità gli assegna, per separarsi dagli oggetti del passato, insomma ne ha bisogno per soggettivarsi. Inoltre la difficoltà fisiologica (tipica degli adolescenti) alla mentalizzazione e la tendenza all’agire li espone a usare più facilmente l’aggressività: la continua ricerca inconscia di situazioni traumatiche che pongono l’adolescente alla prova li mette a confronto con il senso del limite.
Tutti questi motivi ci spingono a pensare che l’aggressività è una forza specifica dell’adolescenza, quella forza necessaria che, insieme alla spinta della sessualità, costituisce uno dei motori della soggettivazione. E tuttavia è proprio questa stessa intensità che crea problemi. Tanto è utile e importante nell’evoluzione dell’adolescente, tanto l’aggressività può creare disturbi e sofferenze, tanto può essere espressione di patologie evidenti o celate, che si manifestano subito o costituiranno l’esordio minaccioso di gravi disagi.
In mancanza di un adeguato supporto, contenimento familiare, sociale e anche, a volte, in presenza di un disagio soggettivo l’adolescente manifesta a livello comportamentale il suo malessere. E’, quindi, sul versante del comportamento e dell’agito, spesso continuo e distruttivo che la sofferenza mentale si esprime, nell’adolescente.
Questo rende ragione del fatto che è poco vantaggioso il tradizionale approccio psichiatrico, per esempio farmacologico, nella cura del disagio adolescenziale. Quindi, nei casi in cui il disagio è forte la possibilità di cura per l’adolescente può essere svolta all’interno della comunità terapeutica che si pone come punto di passaggio tra il ricovero ospedaliero ed il trattamento ambulatoriale.
Nella Comunità Terapeutica e all’interno della cornice di base, prendono posto i progetti personalizzati, formulati per ciascun paziente a seconda della personale storia di vita, della diagnosi, della valutazione dinamica della personalità, della presenza o meno di un contesto familiare di riferimento, del grado di collaborazione al progetto.

 



Una risposta.

  1. Gianni Guasto ha detto:

    Prenderei spunto dall’ultimo capoverso, che fa pensare a un campo di indagine estremamente ricco e ancora tutto da esplorare: quello della ricerca sull’appropriatezza delle cure, intesa come verifica degli strumenti a nostra dispozione, a partire da quelli tramandatici attraverso la formazione. Da questo punto di vista, lesperienza delle “Tughe” mi sembra una vera “miniera d’oro” di esperienze e di conoscenze.
    Sulla base del paradigma generale che, in questo articolo bene descrive il funzionamento di base dell’adolescenza, si possono certamente individuare e osservare nel loro specifico le variabili ambientali, e familiari, che nel caso degli adolescenti che necessitano di residenzialità psichiatrica si rivelano invariabilmente carenziali e traumatiche, per mettere a fuoco gli specifici bisogni che il soggetto manifesta e rivendica, spesso con comportamenti fortemente disfunzionali, per individuare in maniera specifica quegli apporti relazionali che la Comunità può fornire.

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