Ritorno a Basaglia

di Marco Borreani

Franco Basaglia  era un clinico non un rivoluzionario. I “cambiamenti” da Lui  richiesti nascono come supporti clinici  al buon esito della proposta terapeutica  messa in atto  con il lavoro quotidiano nel tempo, sono degli effetti non la causa, la causa è una certa etica, un certo spirito a cui bisogna tornare.

 

La Legge 180 (che  secondo  quanto riporta la figlia non fu vissuta dal padre, il giorno della approvazione, come una conquista straordinaria ma solo come una tappa del lavoro)  è senz'altro  una legge importante,  ma come ogni legge  decreta quello che si può fare e quello che non si può più fare, inoltre essendo un semplice scritto stabilisce  -cosa-  ma non le -intenzioni-.

E a maggior ragione nel caso di questa Legge, senza nulla voler togliere a Franco Basaglia, più che la commemorazione ciò che muove l'interesse è la malcelata curiosità preoccupata sui i frutti dell'eredità e sul loro  precario  equilibrio perché si percepisce che non è questione di cose fatte ma dello spirito che dovrà animare l'intenzione futura.

Leggiamo in una parte importante della Legge :" E' in ogni caso vietato costruire nuovi Ospedali Psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli Ospedali Generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni neurologiche o neuropsichiatriche ...." (Art. 7. Trasferimento alle regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica -LEGGE 13 maggio 1978, n. 180 ).

Quello di cui siamo sicuri  è che prima di essere scritta ha abitato per molto tempo nella testa e nel comportamento del suo autore fermentando in -quel qualcosa- che è stato causa della nascita di un nuovo punto di vista sulla follia, ma la particolarità è che  chiunque la applichi, per la scheletrica architettura  della sua formalizzazione, può sentirsi in piena consonanza  con colui che la ha pensata...

Ma questa legge ha preservato  e  contiene ancora   lo spirito che  ne ha permesso la nascita? Perché è solo da quel fervore e solo se è ancora vivo e attivo  che si può aver il coraggio e l'intraprendenza  di allora.... senza si sa cosa succede. 

Bisognerebbe  chiedere a Basaglia se il nucleo vitale del suo pensiero  si è conservato  oppure no  e sebbene sia difficile  instaurare un dialogo reale a quattrocchi, si può però sopperire a questo limite  cercando  all'interno di  alcune interviste  qualcosa di questo "spirito" originale  che rimane comunque  incarnato.

Ci aiuta  il fatto che all'epoca  della registrazione le interviste non erano il palcoscenico  del narcisismo  ma al contrario  erano arricchite di una certa ritrosia che  rendevano  la domanda  un ospite gradito ma un po' invadente e la risposta era vissuta  come un po' inutilmente pleonastica  sebbene desiderosa di esprimersi ed in essa  si cercava di concentrare  la propria verità vera sull'oggetto della domanda.

Sebbene sia  poca cosa  la lettura e  l'ascolto di qualche frase, succede che insieme alla  viva voce si sente il profumo di  quel non so che di  sfuggente alla analisi del semplice scritto,  e quello che ci appare dalle  immagini sono i segni chiari di una volontà  determinata ,mentre  quello che si sente  dalle parole è la logica  dal  coraggio, quello necessario ed indispensabile  per sostenere le idee...ed il coraggio  per Lui è …. “essere debole con i deboli e forti con i forti”.......ma  ascoltiamo                              "….Una scienza nuova in riferimento ai bisogni dell'uomo una scienza che non da delle risposte preformate ma delle risposte individuali ad ogni persona che chiede qualche cosa.....Quello che interessa a noi, come ho detto prima...è di rispondere ai bisogni delle persone . Le persone che sono ricoverate in manicomio hanno dei bisogni  ma noi non li conosciamo perché quello che vediamo e soltanto la miseria dell'internato. Il problema e che quando l'internato si libera esprime....qualche cosa.....vuole qualche cosa e allora questo volere qualche cosa, questa voce prepotente che si esprime attraverso anche degli atti di rottura che l'internato fa e che non sono più repressi o violentati.......sono degli atti che noi dobbiamo comprendere cosa vogliono dire. Questo è il sapere su cui può fondarsi una nuova disciplina....se vogliamo dare una alternativa reale a quella che è la vita dell'uomo al di là della salute  o della malattia dobbiamo scontrarci con queste situazioni critiche .....” . 

https://www.youtube.com/watch?v=9m8jU3dyFqA

 

C'è molto moltissimo, almeno nelle parole,  di ciò che ispira la vita delle Comunità Terapeutiche e che sentiamo circolare nei  convegni e nelle formazioni ECM. Se si pone attenzione traspare  nel sincronico dell'ascolto qualcosa  che  è parte essenziale dell'oggetto   che  ci riguarda  giorno per giorno ovvero  la piena consapevolezza di non essere immortali,  di non essere la verità assoluta   e che il proprio  sapere ad un certo punto sarà humus per le  idee di altri che sono da rispettare  ancorché non ancora presenti.

E' l'Enigma che parla e guida... una scelta di campo precisa.In un convegno in Brasile alla domanda di uno studente sul futuro della riforma risponde ......"Io non lo so che cosa... se i manicomi ritorneranno... se poi  il nostro lavoro... che cosa… se torneranno ma sicuramente noi abbiamo dimostrato  che è possibile avere a che fare con il folle in altro modo... quindi non si potrà mai dire che non è possibile...".

https://www.youtube.com/watch?v=Y79FhAip2T0

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