Cronaca

In memoria di Gianluigi Rocco

Redazione
5 Dicembre 2020
2 commenti
In memoria di Gianluigi Rocco

Psichiatra, Psicoanalista e soprattutto Persona.

In 7 anni di analisi con lui ho potuto affrontare momenti di difficoltà e malessere sempre in una calda relazione d’aiuto dove fondamentale è stato l’equilibrio dell’esperienza clinica e umana. Grazie Gianluigi per la tua forte umanità e la grande competenza. Monica Acquasanta

La capacità clinica, il buon senso, la serietà e l’umanità erano le caratteristiche di questo grande psichiatra che ho conosciuto come perito del tribunale. Le sue valutazioni erano di una semplicità disarmante ma sempre lungimiranti ed azzeccate. L’abbiamo invitato più volte ai convegni organizzati sulla nostra Rems ma non è mai venuto. Preferiva lavorare e non apparire. Mi spiace che sia morto così, da solo. Penso che in tanti avrebbero voluto stargli accanto. Monica Carnovale

Lo conoscevo bene, c’era amicizia. Abbiamo collaborato, più che contrapporci, nei rispettivi e alternati ruoli di perito d’ufficio o di parte. Persona veramente a posto. Pasquale Pisseri

Ciao Gianluigi

Ho due ricordi, di Gianluigi Rocco, che mi sono particolarmente cari. Il primo risale a pochi mesi fa: abbiamo lavorato insieme, per un paziente inserito in REMS, di cui Gianluigi era perito di parte. Quest’uomo, senza precedenti psichiatrici e con una vita affettiva e lavorativa serena fino al momento della tragedia, era caduto in grave depressione melanconica dopo la morte della madre e aveva infine ucciso l’anziano padre. I magistrati giudicanti ed il PM erano molto critici nei confronti delle perizie psichiatriche – sia d’ufficio, che di parte – e poco propensi ad accettare la tesi della non imputabilità per infermità mentale.      Ho molto apprezzato la calma, la pazienza, la semplicità ed efficacia delle argomentazioni, con cui Gianluigi ha affrontato – insieme con il perito d’ufficio, Pietro Ciliberti – un duro attacco da parte del PM e del Collegio Giudicante durante l’intero dibattimento processuale, a cui ho partecipato come spettatore. Fu un confronto molto aspro ma, alla fine, furono integralmente accettate le tesi degli psichiatri. Oggi il paziente ha ottenuto la libertà vigilata e prosegue le cure, fuori dalla REMS,  in una comunità terapeutica.

Il secondo ricordo risale a circa quarantacinque anni fa . Ero appena laureato, e frequentavo la clinica psichiatrica di Genova in attesa di partecipare all’esame per entrare in specialità. Era un ambiente molto competitivo, attraversato da fermenti ideologici e da posizioni politico-culturali in forte contrapposizione fra loro. Io ero molto appassionato, amavo follemente la psichiatria e la psicoanalisi, mi sentivo giovane e forte. Mi sembrava, per questo, di essere guardato con una certa diffidenza e timore, di essere considerato un competitor invadente e rompiscatole, in definitiva pericoloso. Pochi sguardi mi sembrano sgombri da questi sentimenti. Quello di un giovane specializzando, Gianluigi Rocco, già esperto e autorevole, era però sempre limpido e sorridente, bonario, mai giudicante, mai scoraggiante. Uno sguardo BUONO. Ne conservo nel cuore il calore e il candore. A Gianluigi, infine, mi unisce il comune destino di aver perso entrambi la moglie e di aver avuto il dono di una seconda occasione d’amore. Per questo l’ho sempre sentito particolarmente vicino e per questo lo piango oggi come un fratello, un compagno di strada. Sergio Calabrò

Leggere i ricordi che Sergio gentilmente condivide dà un senso di calore e mi stimola a parteciparne anche uno mio più o meno dello stesso periodo. Ho conosciuto Gianluigi Rocco da specializzando in Clinica psichiatrica ancora studente piuttosto timida e molto timorosa in un ambiente difficile, lo ricordo come una persona accogliente e allegra in un contesto e periodo storico in cui forse si rideva troppo di rado. Non ho avuto in seguito molte occasioni di rivederlo, ma sempre ho potuto cogliere tra i colleghi la sua fama di persona capace e corretta che ha dato e avuto molto affetto. Spero che riposi in pace. Caterina Vecchiato

Con fatica parlo di Gianluigi. L’ho conosciuto durante il tirocinio in clinica psichiatrica.
Era il mio tutor, in realtà era l’unico che mi dedicasse il suo tempo. Lo accompagnavo durante le consulenze e mi ha fatto conoscere questo straordinario lavoro di psichiatra.
L’ho rincontrato negli anni successivi durante l’attività peritale. Gianluigi è un perito con cui è impossibile scontrarsi.
Occhi dolci e vivi, capelli scuri e poi con il tempo brizzolati, aria a tratti disordinata che gli conferisce un’autorevolezza particolare.
Lo studio è il suo abito, stracolmo di libri e oggetti, accogliente e caldo; saresti rimasto lì, seduto, anche anche dopo i colloqui peritali.
Competenza, intelligenza e umanità andavano d’accordo in un contesto di costante dolcezza.
Parla a persone autori di reato, affette dall’oscuro male del vuoto, con rispetto raro per un perito.
Rispetta le vittime e gli autori di reato non con sguardo compassionevole, ma con la forza della ragione accompagnata da una mesta indulgenza. Uomo generoso, vede nell’altro sempre un suo simile. Ha sempre saputo, per esperienza, che la comprensione è uno strumento pericoloso se non è preceduta dall’ascolto e dalla curiosità. Lo ascolti, durante la conduzione di un colloquio peritale, e ti sembra di leggere un racconto che si svela lentamente alla vista.
Quando lo ascolti, hai sempre l’impressione che il genere umano, anche il più violento e dannato, per lui non è un errore da misurare con i righelli categoriali e/o dimensionali, con la confortevole sacra bibbia del DSM sul tavolo. Per lui l’altro è il lato oscuro da illuminare e da restituire al senso, alla vita. La disperazione, il dissesto, la brutalità prendevano una forma durante il corso della perizia.
Sensibile, ironico, quando si avvicina alla verità vedo nei suoi occhi una luce improvvisa che presto svanisce nella trama dei suoi pensieri. Gianluigi è rimasto uno sportivo, un calciatore e da tenace difensore riesce a vedere tutto il campo spalancato e disteso davanti ai suoi occhi e forse questo lo ha avvantaggiato.
Ad ottobre avevamo in progetto di vedere il nostro Genoa finalmente insieme.
Non ci siamo riusciti Gian, ma è solo questione di tempo. Sono certo che ci rincontreremo su un campo di calcio e poi a sorridere insieme per il nostro Grifone. Pietro Ciliberti


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2 risposte.

  1. Vecchiato Caterina ha detto:

    Leggere i ricordi che Sergio gentilmente condivide da un senso di calore e mi stimola a parteciparne anche uno mio più o meno dello stesso periodo . Ho conosciuto Gian Luigi Rocco da specializzando in Clinica psichiatrica ancora studente piuttosto timida e molto timorosa in un ambiente difficile,lo ricordo come una persona accogliente e allegra in un contesto e periodo storico in cui forse si rideva troppo di rado. Non ho avuto in seguito molte occasioni di rivederlo ,ma sempre ho potuto cogliere tra i colleghi la sua fama di persona capace e corretta che ha dato e avuto molto affetto . Spero che riposi in pace.

  2. Pietro Ciliberti ha detto:

    Con fatica parlo di Gianluigi. L’ho conosciuto durante il tirocinio in clinica psichiatrica.
    Era il mio tutor, in realtà era l’unico che mi dedicasse il suo tempo. Lo accompagnavo durante le consulenze e mi ha fatto conoscere questo straordinario lavoro di psichiatra.
    L’ho rincontrato negli anni successivi durante l’attività peritale. Gianluigi è un perito con cui è impossibile scontrarsi.
    Occhi dolci e vivi, capelli scuri e poi con il tempo brizzolati, aria a tratti disordinata che gli conferisce un’autorevolezza particolare.
    Lo studio è il suo abito, stracolmo di libri e oggetti, accogliente e caldo; saresti rimasto lì, seduto, anche anche dopo i colloqui peritali.
    Competenza, intelligenza e umanità andavano d’accordo in un contesto di costante dolcezza.
    Parla a persone autori di reato, affette dall’oscuro male del vuoto, con rispetto raro per un perito.
    Rispetta le vittime e gli autori di reato non con sguardo compassionevole, ma con la forza della ragione accompagnata da una mesta indulgenza. Uomo generoso, vede nell’altro sempre un suo simile. Ha sempre saputo, per esperienza, che la comprensione è uno strumento pericoloso se non è preceduta dall’ascolto e dalla curiosità. Lo ascolti, durante la conduzione di un colloquio peritale, e ti sembra di leggere un racconto che si svela lentamente alla vista.
    Quando lo ascolti, hai sempre l’impressione che il genere umano, anche il più violento e dannato, per lui non è un errore da misurare con i righelli categoriali e/o dimensionali, con la confortevole sacra bibbia del DSM sul tavolo. Per lui l’altro è il lato oscuro da illuminare e da restituire al senso, alla vita. La disperazione, il dissesto, la brutalità prendevano una forma durante il corso della perizia.
    Sensibile, ironico, quando si avvicina alla verità vedo nei suoi occhi una luce improvvisa che presto svanisce nella trama dei suoi pensieri. Gianluigi è rimasto uno sportivo, un calciatore e da tenace difensore riesce a vedere tutto il campo spalancato e disteso davanti ai suoi occhi e forse questo lo ha avvantaggiato.
    Ad ottobre avevamo in progetto di vedere il nostro Genoa finalmente insieme.
    Non ci siamo riusciti Gian, ma è solo questione di tempo. Sono certo che ci rincontreremo su un campo di calcio e poi a sorridere insieme per il nostro Grifone.

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